Attualità

“Alla presenza” di un autore muto

37267511-1L’occasione è quella dei grandi eventi. Te ne rendi conto fin dalla mattina presto per due semplici motivi:

1) Le strade che circondano la città universitaria della Sapienza si tingono di color blu carabiniere, con autoveicoli che ricordano gli scontri di San Lorenzo e con uomini armati che fanno brevi passi in direzioni diverse con uno sguardo a mo’ di controllo. Si nota che sembrano dei pesci fuor d’acqua, lungo incroci dove spesso si fa fatica a vedere persino dei “semplici” vigili urbani.

2) I passaggi laterali e secondari della cittadella sono chiusi con i catenacci. Quindi gli studenti sono costretti a percorrere alcuni metri in più per entrare. Le uniche entrate erano quelle che affacciavano a viale Regina Elena e ovviamente a piazzale Aldo Moro. Situazione, questa, che agli universitari può suscitare sensazioni diverse: se sono puntuali con le lezioni provoca noia, ma fino ad un certo punto, perché provano sollievo a fare qualche passo in più in una vita già di per sé sedentaria; se, invece, sono in ritardo, iniziano ad adirarsi con il mondo e finiscono con prendersela persino con il responsabile di tutto ciò.

Forse l’unico “politico” che ha potuto e può contare ancora sulla fiducia degli italiani.

Nell’aula magna del Rettorato del primo ateneo romano si svolge la presentazione del libro “Una e indivisibile”. Autore: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il suo ultimo testo è una raccolta dei vari discorsi con cui ha accalorato le piazze e le platee di tutta Italia, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Un’opera particolare, ovviamente. Una “semplice” collezione di discorsi che forse non avrà scritto neanche il Presidente di prima mano, ma che tuttavia egli ha saputo rendere non solo come parte di sé e della propria immagine, ma anche come elemento di quell’immaginario collettivo che riesce ancora a farci sentire “popolo”. Quella sensazione che si prova quando i calciatori della nazionale cantano l’inno e, sinceramente, in altre ben poche occasioni.

I tre ingressi possibili all’aula magna sono coperti da una lunga fila di studenti, in attesa di vedere il proprio nome su un elenco e di essere controllati con quegli attrezzi che sembrano piccole racchette di tennis e la cui funzione dovrebbe essere quella di verificare la presenza di oggetti pericolosi. Fortunatamente la coda riservata agli utenti esterni è molto più breve. Si passa con una certa facilità, ti controllano lo zaino ma a sorpresa non passano il “giocattolo” di cui prima. Ci resti male perché la scena sembrava quella dei film americani, in cui il poliziotto controlla se il fermato ha delle pistole nelle tasche, facendolo voltare di spalle, appoggiare all’auto e divaricare le gambe.

Peccato. Hollywood sarà per la prossima volta.

Quando entri nell’aula magna in effetti resti meravigliato dalla sua imponenza (per dire che quell’aggettivo, almeno per una volta, ha un senso; non sempre è così nelle università). Alzando gli occhi sei sovrastato da un rilievo raffigurante il cherubino di Borromini, quel simbolo tanto abusato nel marketing di questo ateneo. Gli occhi, tuttavia, subito sono attratti dall’enorme affresco che fa da sfondo al palco. “L’Italia tra le Arti e le Scienze” sembra essere uscito dalla mano di Giotto e invece è “appena” del 1935.

Le prime sedie di fronte al palco sono quelle “riservate” a qualcuno. La prima dell’ala sinistra spetta a Clio Napolitano, seguita subito dopo da quella per Luigi Frati. Ciò alimenta la speranza che almeno stavolta il Rettore della Sapienza sarà presente. Solitamente in tutti i convegni organizzati dai vari Dipartimenti sono previsti almeno i suoi saluti iniziali, mentre puntualmente si nota la sua assenza e bisogna essere fortunati se c’è qualcuno a fare le sue veci. Evidentemente in questa occasione, no, non poteva proprio mancare.

Prima che la presentazione inizi, lo spazio tra le prime sedie ed il palco inizia ad affollarsi di personaggi importanti. Tra i vari volti di guardie del corpo, semplici curiosi e giornalisti, riconosci anche quelle di rappresentanti politici ed istituzionali. Personaggi del calibro di Gianni Letta, Renata Polverini che è subito indaffarata in un dialogo breve ma fitto con Nicola Zingaretti. Al centro c’è un cardinale che resta da solo, in cerca di qualche viso con cui scambiare delle chiacchiere ma sembra che tutti lo snobbino. La Chiesa starà forse perdendo il suo oltre-secolare potere in politica? O più probabilmente quel porporato non aveva un cognome e una posizione da cui poter trarre qualche vantaggio politico. Comunque c’era la Politica, c’era la Chiesa e c’era anche un rappresentante della Cultura, l’ex sindaco della Capitale, Walter Veltroni (notate per caso che non rientra nella categoria Politica?). Eh già l’ex sindaco. Ma a proposito dove si trova quello attuale? Dove sta Alemanno? No, Gianni non c’è e non è dato sapere il motivo della sua assenza. In seguito si verrà informati di un comunicato di Schifani, il quale sostiene di non poter essere presente per motivi istituzionali, ma ci tiene a sottolineare la sua vicinanza allo spirito della giornata. Di Alemanno, invece, non c’è traccia, nemmeno audio.

L’arrivo di Napolitano in aula è salutato con una standing ovation da parte della platea. Tutti non vedono l’ora di sentire quelle sue belle parole che ti fanno sentire fiero di essere italiano. Ciò che colpisce, tuttavia, è che al tavolo da dove parleranno i vari relatori ci sono illustri personaggi, tranne lui.

Un sospetto inizia a crescere.

Il primo a parlare è Frati, il quale, simpaticamente, in virtù del suo ruolo, presenta la scena che ci si appresta a vivere come quella di una commissione di professori e “tecnici” (quanto va di moda, oggi, quest’aggettivo) chiamati a giudicare lo “studente” Napolitano alle prese con la sua tesi di laurea. Oltre al Rettore si riconoscono Paolo Mieli e Giuliano Amato, nonché il ministro Andrea Riccardi. Seguono poi alcuni docenti poco noti ad un uditorio diverso da quello dei loro universitari, ma sulla cui competenza è inutile dubitare. Quando l’ultimo di loro termina il proprio discorso, torna la parola a Frati, il quale, riprende la gag precedente e assegna fiero la lode con dignità di pubblicazione allo “studente” e lo invita a salire sul palco per i dovuti ringraziamenti, come farebbe qualsiasi ottimo laureato.

Ci siamo, finalmente parlerà Napolitano! Finora era rimasto isolato sulla poltrona che era riservata a Frati e al suo fianco non c’è nemmeno Clio. Evidentemente gli organizzatori, o almeno coloro che hanno creato i bigliettini “Poltrona riservata a…” avevano un’idea differente di come si sarebbe svolta la presentazione. Ma ora tocca a lui. Pendiamo tutti dalle sue labbra. Con quel tono solenne illuminerà il nostro orgoglio patriottico.

E invece no.

Il Presidente declina l’invito del Rettore, il quale, anche un po’ sorpreso, subito lancia un video realizzato dall’Università per celebrare l’anniversario.

Le uniche parole che Napolitano proferirà sono quelle che rilascia ad alcuni studenti e alle loro telecamere poco prima di andarsene.

Un po’ ci resti male. È come andare alla presentazione di un libro e l’autore non parla. O ad un concerto dove il cantante non canta. O ad una discussione di laurea dove lo studente non espone la propria tesi.

È a quel punto che ti viene in mente quanto scritto sulla brochure di invito. “Alla presenza del Presidente della Repubblica…sarà presentato il volume Una e indivisibile“. Quel “alla presenza” avrebbe potuto far scattare un dubbio fin dall’inizio. Un inganno, forse, perché è facile abbinare la presenza all’idea di un intervento orale. Facile ma non veritiero.

Ecco, la lezione della giornata: bisogna sempre soppesare bene le parole di questa nostra lingua. Tanto bella e in fondo anche essa “Una e indivisibile”. O forse no.

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