Attualità

O’ Spread alle stelle

Ricordate questa scena di uno dei film più apprezzati dello scorso anno?

Ecco…voglio parlarvi di fuochi d’artificio.

Dietro il commercio illegale di questi materiali, c’è un aspetto che mi ha sempre colpito: la fantasia dei napoletani nell’assegnare  un nome particolare al botto che si presenta ogni volta come il più pericoloso dell’anno. Un nome che sottende la ricerca di particolari aspetti che hanno segnato l’immaginario collettivo nazionale. Chissà chi è che dà i natali a questi botti, che ogni anno pensa intensamente a che nome assegnar loro per far sì che restino impressi nella mente degli acquirenti e dei cittadini. Ormai fa parte della storia la famosa “bomba di Maradona”. Ma vanno ricordati anche la “capata (testata) di Zidane”, “o’ pallone ‘e Bin Laden (da leggere con accento sulla “e”, quindi Ladèn)”, nonché il più religioso “u’ Ratzinger”.

Quest’anno, in tempo di crisi economica, non potevano scegliere che una parola divenuta ormai il nostro incubo. Un parametro economico che noi, popolo di marinai e poeti ma non proprio di economisti, abbiamo dovuto imparare a memoria, a causa del suo continuo utilizzo in tutte le trasmissioni televisive, nei giornali di ogni colore e nelle chiacchierate nei bar e nelle metropolitane. Un termine che, secondo uno studio di Vidierre, i 7 telegiornali nazionali hanno utilizzato, nelle edizioni meridiane e serali comprese tra il 10 ottobre e il 10 novembre 2011, ben 231 volte. Nello stesso periodo dell’anno precedente indovinate quante? Zero! (fonte Il Venerdì di Repubblica, 25 novembre 2011).

Ma di quale termine  stiamo parlando allora? Come, non lo avete ancora capito? Sulle bancarelle di Napoli è arrivato “O’ Spred”! Come a testimoniare il più grande timore che sta affliggendo ultimamente noi italiani. E cioè che a “scoppiare” non sia semplicemente quel petardo, ma proprio il sistema Italia.

Che fantasia i napoletani!

Alessandro Siani interpretava il ruolo di un postino con la passione dei fuochi d’artificio. Peccato che il maldestro settentrionale Claudio Bisio non stesse rovinando la festa del paese “mandando tutto in fumo”. Perché maneggiare materiale pirotecnico necessita di molta accortezza ed esperienza. Qualità che spesso caratterizzano i fuochisti campani.

E allora…Benvenuti al Sud!

Certo, i fuochi d’artificio sono utilizzati ovunque nel mondo, così come nel resto d’Italia. Però, i botti natalizi, per come vengono vissuti in Campania, hanno un qualcosa in più rispetto a qualsiasi altro luogo. Fanno parte dei tratti caratteristici dei suoi cittadini, un po’ come la pizza, il babà, il pastore nel presepe e la canzone melodica.

In fondo non è un caso che nel solito conteggio di fine anno che i media fanno dei feriti e dei morti per la notte di Capodanno, ci si renda conto che gli ospedali di questa Regione sono sempre quelli più impegnati ad affrontare tali urgenze.

Spesso, però, il pericolo legato a questo particolare materiale si avverte già prima che inizi la festa. Anche in periodi dell’anno quanto più lontani da quello natalizio. Sono fequenti morti e feriti già nelle fabbriche, quindi prima ancora che i botti giungano in commercio (legale o meno che sia).

È datata addirittura settembre 1963 l’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio a Parete, provincia di Caserta. Allora persero la vita 12 persone, furono distrutte 11 case e 38 subirono danni. Tragedie smili ce ne sono state anche in tempi più recenti. Nel 2002 a Visciano, nei pressi di Nola, provincia di Napoli, esplose la fabbrica “Fireworks”. Morirono il titolare e due operai (uno dei quali un 27enne al primo giorno di lavoro). Nell’ottobre di quello stesso anno, fu la volta di un garage all’interno del quale erano presenti bombole del gas e petardi. A Faicchio, 40 chilometri distante da Benevento, morirono così una madre e il figlio di appena 5 anni. Nel 2007 ci fu fortunatamente solo un ferito, a causa dell’esplosione di una fabbrica situata tra i comuni di Orta di Atella e Marcianise, cittadine casertane. In questo 2011 che sta per terminare, bisogna annotare la morte di un nipote di Clemente Mastella, avvenuta a San Giovanni di Ceppaloni, provincia di Benevento, a causa dello scoppio di una fabbrica. Il 32enne aveva perso venti anni prima il padre e lo zio per un incidente dalla stessa dinamica.  Infine, neanche un mese fa, una ferita non grave è stata quella del titolare di uno stabilimento di Villa Literno, nel Casertano, mentre i suoi due fratelli e un operaio si sono salvati per miracolo.

Tutti questi casi di cronaca nera erano ambientati all’interno di fabbriche che producevano materiale pirotecnico. E ciò avveniva in modo legale. Il problema dei fuochi d’artificio, tuttavia, è soprattutto la vendita illegale, non solo di materiale non a norma, ma anche a persone il cui acquisto sarebbe vietato, in quanto non possessori di porto d’armi o di autorizzazione della prefettura, necessari per i botti di IV categoria. Nel 2006, ad esempio, sono stati sequestrati 10 tonnellate di fuochi illegali a Teano, di nuovo in provincia di Caserta (proprio il paese per cui i libri di storia vi hanno ingannato per decenni considerandolo come il luogo dello “storico” incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II).

Mi raccomando, allora, anche quest’anno a Natale e Capodanno state bene attenti ai botti che acquistate, rendetevi conto del pericolo a cui andate incontro.

E mi auguro davvero che…o’ Spred non salga alle stelle.

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