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Tir fermi, Italia bloccata. Ma perché hanno protestato?

Tratto da International Post

Scaffali dei supermercati vuoti. Carne, frutta e verdura difficilmente reperibili. Dove ancora presenti, sono vendute a prezzi maggiorati. E poi file. File ovunque. File alle pompe di benzina per accaparrarsi l’ultimo litro di gasolio o senza piombo. Ma soprattutto code chilometriche di tir che occupano strade e autostrade. No, non è lo scenario di un film catastrofico ambientato nel Belpaese, ma semplicemente quello che hanno realmente vissuto gli italiani.

Lo stop è iniziato dalla Sicilia, dove si è creato il cosiddetto Movimento dei Forconi,

un’Associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni

come essi stessi si definiscono sulla loro pagina Facebook. Hanno mandato in tilt l’isola e soprattutto hanno fatto sì che prodotti provenienti dalla Regione o dal Nord Africa non riuscissero ad arrivare nei mercati dove erano solitamente diretti.

La loro protesta, tuttavia, si è unita e sovrapposta a quella degli auto-trasportatori, in particolare quelli rappresentati da Trasportounito – Fiap,

organizzazione autonoma cioè distante da schieramenti e condizionamenti partitici e confederali.

Un sindacato, in pratica, non appartenente alle grandi sigle sindacali e che da queste, infatti, è stato poi criticato. Lo sciopero organizzato dal 23 al 27 gennaio era stato previsto fin dal 29 dicembre 2011, come tra l’altro dimostra il comunicato stampa presente sul loro sito e diramato proprio in quel giorno di poco precedente alla fine dell’anno.

Ma per cosa hanno protestato? Le loro richieste sono molteplici.


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Quella più evidente riguarda il rimborso delle accise sul gasolio. Secondo il Decreto del Presidente della Repubblica n.277, del 9 giugno 2000, infatti, tutte le compagnie di autotrasporti che esercitano l’attività in proprio o per conto terzi, con veicoli di massa superiore alle 7 tonnellate e mezzo, possono fare domanda per tale rimborso. Questa detrazione degli oneri poteva essere richiesta alla fine del mese di giugno, per ottenere una quota predeterminata delle spese effettuate nei diversi periodi dell’anno precedente. Con una circolare del 4 gennaio 2012, l’Agenzia delle Dogane ha introdotto la novità per cui è possibile avanzare la domanda fin dalla fine del mese di gennaio. La modalità di richiesta è stata poi cambiata con l’articolo 61 del decreto legge su concorrenza e liberalizzazioni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio. Con questo provvedimento, infatti, si dà la possibilità di chiedere il rimborso entro il mese successivo ad ogni trimestre solare.

Queste le misure varate dal Governo, il quale però, non va dimenticato, ha incrementato le accise sul gasolio con il decreto Salva Italia del dicembre 2011. Ecco spiegate allora le motivazioni della protesta degli autotrasportatori. Essi chiedono che il rimborso avvenga direttamente nella fattura d’acquisto, dal momento che in tempi di crisi non sempre le aziende possono permettersi una liquidità finanziaria immediata con cui sostenere l’acquisto del carburante. La loro proposta era nata prima ancora che il Governo proponesse la trimestralizzazione, una riforma che però non li ha convinti del tutto, per cui hanno deciso di non fermare lo sciopero.

Il blocco dei mezzi, tuttavia, non ha incontrato l’appoggio delle principali sigle sindacali, per cui Trasportounito è finita per ritrovarsi da sola. Non sempre è riuscita a tenere a bada le ire degli scioperanti. In diverse città infatti ci sono stati blocchi stradali, laddove invece Trasportounito ha sempre invitato a permettere il passaggio di automobilisti non coinvolti nelle proteste. L’incidente con cui un trasportatore ha perso la vita ad Asti ha finito di mettere in cattiva luce una protesta pur nata legittimamente. Una legittimità, tuttavia, che va a scontrarsi con i disagi gravi e prolungati che si sono verificati.

Non solo il mancato arrivo delle merci ha di fatto svuotato i mercati, ma ha anche bloccato il lavoro di alcune aziende che utilizzano materie prime. A farne le spese sono stati tutti gli italiani. Gli interessi di una sola categoria, allora, nonostante debbano essere rispettati, incontrano un limite laddove influiscono sull’intero sistema economico del Paese.

Il ruolo del Governo, per questo e per i prossimi scioperi, che sicuramente verranno organizzati viste le intenzioni che ministri e Premier ci hanno pronosticato, deve essere quindi duplice: da un lato ascoltare le esigenze di gruppi particolari, dall’altro garantire che l’intera macchina economica, già di per sé colpita da deficit e problematiche strutturali, non trovi ostacoli nel suo cammino.

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