Lavoro

Ma siamo proprio sicuri che il posto fisso sia la soluzione a tutto?

Fonte: The Front Page

Pubblicato su The Front Page col titolo Ma a che serve il posto fisso?

Il primo febbraio il premier Mario Monti, seduto sulla poltrona bianca di Matrix su Canale 5, ha dichiarato:

«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, del resto, diciamo la verità: che monotonia un posto fisso per tutta la vita!»

 E ancora:

«È più bello cambiare, avere delle sfide, purché siano in condizioni accettabili, e questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è iper-tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo del mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci»

 

Sul web è subito nato un polverone di polemiche contro il Professore. Il popolo dei social network ha iniziato ad apostrofare il capo del Governo a proposito della sua nomina a senatore a vita. O sul fatto che egli in realtà non riesce minimamente a mettersi nei panni dei giovani ed immaginare cosa voglia dire essere disoccupati o comunque precari.

Ma siamo proprio sicuri che il posto fisso sia la vera soluzione dei problemi occupazionali delle nuove generazioni? In un epoca di crisi economica globale, le imprese si ritrovano spesso a licenziare più facilmente di quanto farebbero in tempi di prosperità. E allo stesso tempo trovano più conveniente investire all’estero perché lì le tutele e soprattutto i costi dei lavoratori sono meno onerosi di quelli italiani.

Il male di tutti i mali non è il posto fisso che non c’è più. È la precarietà. È la difficoltà a costruire un futuro, sia nel lavoro che nella vita, quando si è consapevoli che dopo tre, sei mesi, un anno, non si avrà più la certezza di avere uno stipendio, un salario, con cui si è sicuri di poter fare ciò che un lavoratore deve fare. Avere una famiglia, pagare un mutuo, persino pagare le tasse.

L’idea del posto fisso deve essere considerata un’utopia oggi. Il Governo, allora, dovrebbe essere in grado di garantire la “sopravvivenza” ai lavoratori, in quei periodi in cui essi, dopo il licenziamento, non riescono a trovare una nuova occupazione. Dovrebbe aiutarli e incentivarli in tale ricerca. Dovrebbe anche formarli, assicurare loro un miglioramento delle competenze e delle conoscenze che già possiedono, ma anche e soprattutto a impartirne loro di nuove.

I giovani di oggi non dovrebbero, invece, vedere con alcun pregiudizio la possibilità, o la necessità, di cambiare lavoro più frequentemente. La mobilità nel mercato del lavoro va vista come un’opportunità da sfruttare per migliorare continuamente se stessi, di avere sempre maggiori stimoli nella propria azione lavorativa.

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