Politica

Ma cosa succede al centro-destra?

Tratto da International Post

Sembra che la nuova stagione politica lo stia snaturando della sua essenza. Il segretario del PdL ha rinunciato ad andare ad un vertice con Monti, Bersani e Casini perché era circolata la voce secondo cui si sarebbe discusso di Rai e giustizia.

E Alfano rinuncia a parlare di giustizia? Durante gli ultimi anni del governo Berlusconi quello era il tema centrale delle cronache politiche. Ministri, premier e partiti non facevano che parlare d’altro. Processo breve, processo lungo, lodo Alfano. Queste erano le parole-chiave per capire verso quale sponda stava andando la politica italiana. Come se fosse il vero e unico pensiero fisso nei pensieri dei cittadini.

A distanza di tempo, l’ex Guardasigilli deve aver cambiato idea. In un momento di emergenza come questo, ha sostenuto che “per noi la priorità sono il lavoro e l’accesso al credito per le piccole e medie imprese”, e per questo motivo non si può parlare d’altro. Non che abbia tutti i torti, ma l’esigenza di discutere di questioni occupazionali gli italiani la sentivano benissimo anche quando c’erano loro al Governo.

E nel frattempo anche la questione del servizio pubblico televisivo è divenuta impellente nel dibattito politico. Forse proprio a causa della gestione della Rai durante il periodo di direzione del principale telegiornale da parte di Augusto Minzolini, un giornalista che di certo non si possa dire sia lontano dal Berlussconi-pensiero. L’importanza di far uscire i partiti dalla gestione delle televisione pubblica si è resa evidente anche nel momento in cui si è deciso di prolungare l’interim dell’attuale direttore Alberto Maccari. Insomma una Rai migliore dal punto di vista qualitativo e soprattutto de-politicizzata sono i cittadini a chiederla, non solo l’elettorato di sinistra. Ma Alfano ha deciso di negare non solo un’eventuale decisione, ma la discussione stessa.

Bersani, intanto, ha promesso che il Pd non deciderà più alcunché sulle poltrone televisive, ma solo il futuro ci garantirà la sua bontà d’intenzioni. E se il centro-sinistra andasse al potere nel post-Monti gli elettori moderati dovrebbero temere forse un aumento delle tasse e politiche che non privilegino i ceti medio-alti. Per Alfano, invece, il più grande problema in tal caso sarebbe l’imposizione dei matrimoni gay. Un argomento che, probabilmente, neanche il leader democratico stesso e i suoi alleati ritengono oggi prioritaria.

Insomma non si può certo dire che il segretario pidiellino stia eccellendo per il fiuto con cui un bravo politico riesce a intercettare i sentimenti e le riflessioni dei suoi elettori. Forse su questo ha ancora molto da imparare dal Cavaliere, suo mentore.

Per fortuna che a rappresentare quella parte di elettorato c’è anche la Lega Nord. Ma anche a questo partito sembra che non tutto vada per il meglio. I duri e puri leghisti sono riusciti a far cadere uno dei loro baluardi genetici: la scelta di una classe dirigente dall’animo casto. Le notizie di cronaca, invece, hanno portato a scoprire casi di tangenti anche tra le camicie verdi.

A dire se Davide Boni sia responsabile o no di corruzione saranno i giudici. Per ora resta un rispettabile amministratore regionale. Fatto è che la Lega ha sicuramente perso di immagine a causa di questa vicenda. Un brutto colpo da cui i bossiani non sono riusciti a risalire dal punto di vista politico, opponendosi all’attuale governo in carica, dovrebbero stare attenti a quali frecce sferrare.

È stato piuttosto sconveniente, ad esempio, che Maroni abbia alzato la voce per la gestione degli affari esteri da parte degli uomini di Monti, tra i marò arrestati in India e l’italiano ucciso in Nigeria dai britannici. L’ex ministro dell’Interno dimentica, infatti, la multa che il nostro Paese dovrà pagare per il caso Hirsi.

Nel 2009 duecento migranti vennero respinti dalle nostre coste senza neanche essere identificati e senza essere avvisati della meta verso cui erano stati spediti, cioè Tripoli. In pratica non ebbero neanche il tempo di fare richiesta della protezione internazionale. Tre anni dopo la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia al pagamento di 15mila euro per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, relativo alla tortura e ai trattamenti degradanti. Una vicenda gestita da Maroni con le sue politiche sull’immigrazione.

Con un centro-destra così dovrebbe essere scontata la vittoria del centro-sinistra alle prossime elezioni. Solo un terremoto politico da quelle parti potrebbe invertire il pronostico. E non è certo una evenienza da escludere a priori.

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