Politica

Un poker a Verona

Tratto da International Post

Quelle amministrative sono certamente elezioni sui generis, dal momento che si basano soprattutto sul rapporto più o meno diretto tra elettore e sindaco, senza quindi il filtro delle ideologie e delle posizioni su determinate tematiche come accade invece nelle elezioni nazionali.

Vanno sempre analizzate, quindi, con un occhio particolarmente accorto a non confondere il loro risultato con la direzione politica verso cui è diretto l’intero Paese. Tuttavia, questa tornata elettorale merita la necessaria attenzione, anche perché è la prima dopo la caduta del governo Berlusconi, cioè la prima di un’epoca “tecnica” e non “politica”, dopo il ventennio berlusconiano. Saranno soprattutto i partiti a riflettere sull’esito delle urne, perché in base a questo si deciderà come giocare la partita delle alleanze nel 2013. PdL e Lega verificheranno se il loro consenso è davvero calato e di quanto. L’Udc, il Pd, l’Idv e gli altri partiti del centro-sinistra potranno constatare quanto hanno fruttato i loro anni di opposizione al centro-destra.

Tra le numerose città in cui si vota, ha assunto particolare importanza Verona. Il principale motivo sta nel fatto che si presenta come valido laboratorio per le diverse formazioni riguardo al rapporto sempre più debole tra politica ed elettori. È in quest’ottica, ad esempio, che va letta la decisione di Umberto Bossi di permettere al sindaco uscente Flavio Tosi di avere il proprio nome nel simbolo che apparirà sulle schede e di presentarsi in liste civiche diverse da quella, pur presente, della Lega.

Una sorta di messa in sicurezza da parte del primo cittadino, per tutelarsi da quel vento contrario alla partitocrazia che colpisce tutti gli schieramenti. Una tutela, però, per un’elezione la cui conclusione non dovrebbe serbare grandi sorprese.

Sulla buona amministrazione di Tosi il giudizio è pressoché unanime nella positività. Già nel 2007 era stato eletto con ben il 60,75% dei consensi al primo turno contro Paolo Zanotto, un avvocato che allora indossava ancora la fascia tricolore di Verona ottenuta nel 2002. Un apprezzamento per il leghista reso evidente anche in tempi recenti. Nel secondo semestre del 2011, infatti, secondo ricerche effettuate da Datamonitor e rese note lo scorso mese, il veronese era tra i sindaci più apprezzati d’Italia (66,1%), secondo solo al napoletano Luigi De Magistris (69,8%).

Tuttavia, quando Tosi si è candidato, era alleato di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Unione di Centro. I primi due partiti sono scomparsi, l’ultimo ha intrapreso strade completamente diverse a livello nazionale. L’appoggio però mancherà anche da parte del Popolo della Libertà, dal momento che Angelino Alfano ha tentato fino allo stremo di trovare un’alleanza con la Lega senza però avere successo. E così il PdL un candidato proprio ce l’ha eccome. Si tratta dell’avvocato Luigi Castelletti. Una figura che, in realtà, non ha avuto l’avallo di tutto il partito locale.

L’ex Guardasigilli, infatti, si è trovato costretto ad espellere 14 esponenti politici iscritti al partito che si sono candidati in liste guidate dal sindaco in carica. Alfano ha applicato così l’articolo 48 dello Statuto dei pidiellini, in cui si sostiene che “in casi di particolare gravità il Segretario Politico Nazionale può decidere in via immediata di sospendere un associato dall’attività del Movimento”. Un’espulsione per motivi politici che ha fatto clamore quasi quanto quella dei dissidenti de Il Manifesto dal Pci o quella più recente di Gianfranco Fini sempre dal PdL.

La candidatura del leghista ha finito poi per dividere anche il centro-sinistra e in particolare il progetto noto come Terzo Polo. Francesco Rutelli, infatti, ha dichiarato in una conferenza stampa che i suoi candidati sono stati inseriti in liste civiche che appoggiano Tosi. “Si tratta di una scelta corretta perché – spiega il presidente di Alleanza Per l’Italia – Tosi ha fatto bene e perché quando ha ricevuto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha fatto con tutte le insegne repubblicane”.

A Verona, in pratica, le carte sono più mescolate che altrove e solo le urne potranno sancire chi dovrà condurre il gioco. I partiti, intanto, scelgono i loro jolly e attendono intrepidi la fine di questa partita, pronti a riflettere su quali assi cacciare dalla manica nel grande torneo post-Monti.

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