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Romney non ha più rivali. Santorum abbandona le primarie

Tratto da International Post

Rick Santorum aveva fatto della famiglia uno dei valori portanti della sua figura durante la campagna elettorale delle primarie repubblicane per decidere chi sarà lo sfidante del presidente uscente Barack Obama alle prossime elezioni. Ed è stata proprio la famiglia a fargli decidere di ritirare la sua candidatura.

Una decisione improvvisa, presa alla vigilia del voto in Pennsylvania, lo Stato che lo ha eletto già due volte al Senato federale. La scelta sarebbe dipesa dalla malattia della figlia di tre anni Bella, le cui condizioni si erano ultimamente aggravate.

Chi invece preferisce staccarsi dal lato romantico di questa storia simil-hollywoodiana potrebbe considerare, non senza avere tutti i torti, che Santorum abbia voluto uscire a testa alta da una competizione che sapeva già di perdere. E da tempo.

Il suo diretto sfidante, Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts che nel 2008 fu sconfitto da John McCain, a sua volta perdente contro il primo presidente nero degli Stati Uniti, era in netto vantaggio su più fronti. Sia per il numero dei delegati alla convention del partito, il congresso finale in cui si sancisce il vincitore; sia per la raccolta di fondi, aspetto altrettanto fondamentale nel corso della campagna elettorale e reso possibile soprattutto dai grandi gruppi economici, che a suon di denaro sonante influenzano le politiche americane, al di là del colore politico.

Romney aveva sbaragliato da tempo la concorrenza non solo di Santorum, ma anche degli altri due partecipanti alla corsa. Newt Gingrich, è l’ex speaker della Camera dei Deputati, il quale però non è stato mai perdonato fino in fondo dai cittadini, sempre attenti a questi comportamenti, per i suoi tre matrimoni. Ron Paul, invece, è il più anziano, nonché il più vicino alle posizioni del Tea Party, la corrente conservatrice che ha fatto tanto parlare di sé durante le campagne del 2008.

La ferma convinzione di Santorum fa perdere un po’ di suspense in queste primarie, iniziate a gennaio e che si concluderanno fra due mesi. Importante sarà soprattutto il voto del 24 aprile nello Stato di New York in cui si eleggono 95 delegati e quello del 5 giugno in California con 172 rappresentanti da nominare.

Per allora si sarà degnamente preparato anche lo schieramento democratico, dove la scelta del candidato è ovviamente più facile e maggiormente condivisa, considerando la volontà di Obama di concorrere per il secondo mandato. Dal 2008 il presidente non ha di certo perso quel carisma che gli ha permesso di imporsi nelle elezioni. Anzi, da allora non sono mancati momenti in cui la sua popolarità ha raggiunto ottimi livelli. Contro di lui, tuttavia, piovono critiche pesanti a fronte di una crisi globale che ancora non demorde e soprattutto di un’occupazione interna che non riesce proprio a crescere.

Due tematiche su cui Romney dovrà puntare con decisione se vuole far tornare il suo partito alla guida della Casa Bianca. E sicuramente a farlo non sarà da solo. La convention repubblicana, prevista a Tampa dal 27 al 30 agosto, sancirà, infatti, il cosiddetto ticket, cioè la coppia che si presenterà nel duello con i democratici e composta da quelli che potrebbero essere i prossimi presidenti e vice-presidenti.

Santorum ha abbandonato per ora la scena con quella che può sembrare una promessa:La mia campagna presidenziale è finita qui, anche se la mia battaglia politica continua”. Che sia proprio lui ad accompagnare Romney nella grande sfida contro Obama?

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