Politica

Amministrative, l’Italia verso la svolta a sinistra. Per Grillo un successo a 5 stelle

Tratto da International Post

Noi di International Post abbiamo già avuto modo di dirlo: le elezioni amministrative rappresentano una tornata elettorale sui generis, con le quali non è indicato permettersi ragionamenti da considerare validi anche nel contesto nazionale. Nel voto dei Comuni prevalgono processi decisionali diversi da quelli prevalenti nell’indicazione di deputati e senatori. Uno su tutti la vicinanza degli elettori con il candidato sindaco e i consiglieri.

Tuttavia, gli esiti del 6 e 7 maggio hanno delineato alcune tendenze comuni all’Italia intera. Certo non è più possibile considerarle ondate politiche. Fino a poco tempo fa si poteva parlare, soprattutto nello scenario europeo e globale, di venti di destra o di sinistra, liberali, laburisti o conservatori. Oggi invece è tutto molto più complicato e meno omologabile: se in Francia c’è un ritorno al socialismo, in Germania resta il centrismo della Merkel e in Grecia, così come altri Stati in cui si è votato, vanno forti il nazionalismo o l’estremismo di ogni colore.

Anche in Italia la situazione non è ben delineata. Se da un lato c’è un centro-destra che sembra accusare i colpi della crisi, dall’altro il centro-sinistra sembra incapace di valorizzare questo vantaggio. E alla fine le forze che riescono a convincere di più gli elettori sono quelle anti-sistema e quelle populiste, il cui leit motiv è soprattutto la critica agli stessi partiti, a quei “politicanti” ormai capaci di agire solo per rendiconto personale e non per il bene della collettività. Può essere spiegata così, allora, la grande novità di queste ultime elezioni.

Si tratta del sorprendente successo in termini di consenso accordato al Movimento 5 stelle e al suo noto leader carismatico Beppe Grillo. Un uomo che resta per politici e analisti un’incognita: secondo alcuni è l’ennesimo capo di un partito personale, per altri è colui che può dare slancio ad una politica che torni ad essere genuina e trasparente, per altri ancora è semplicemente rimasto un comico.

Il suo più grande merito è quello di aver rappresentato un sentimento anti-casta che è sempre più condiviso nel paese. Nel momento in cui la Lega sembra aver perso molto della sua immagine di movimento contro i Palazzi, sembra che Grillo abbia saputo ben interpretare il ruolo che Umberto Bossi seppe recitare tra la Prima e la Seconda Repubblica.

Il problema di questi raggruppamenti è proprio il controsenso che essi hanno in origine. Una forza politica che si pone come alternativa al partitismo si ritrova a dover lottare per avere poltrone nello stesso sistema che combatte. Per i grillini non sarà facile, ad esempio, gestire i ballottaggi. Non sarà facile cioè convincere quegli elettori che prima sottostavano alle logiche che essi criticano. Anche in caso di coalizioni movimenti del genere rischiano di perdere nella loro essenza: si trovano a dover giungere ad un compromesso con quei partiti tanto denigrati precedentemente, perdendo inevitabilmente quella purezza anti-sistemica che li aveva valorizzati agli occhi degli elettori.

È come la Lega, nota per il quasi odio nei confronti di “Roma ladrona” e poi costretta a sedersi nelle stanze del potere capitolino per raggiungere i propri obiettivi. Costretta, inoltre, alla luce della bufera in cui si trova, a contaminarsi con le ruberie romane. I millantatori di purezza non hanno mai vita facile, perché basta un piccolo errore a smontare un’immagine costruita nel tempo.

Grillo ha sicuramente il merito di portare all’attenzione dei media – e quindi dei cittadini – alcuni temi che altri tendono ad ignorare. Il riferimento è alle 5 stelle che rappresentano l’Acqua pubblica, i Trasporti, la Connettività, lo Sviluppo e l’Ambiente. La forza di un partito, però, sta nel non relegarsi a particolari tematiche. Bisogna cioè verificare se i grillini saranno dei bravi amministratori, capaci di fornire soluzioni a questioni che si spingono al di là di quei pochi astri celesti.

La credibilità del movimento dipende molto da ciascuna piccola azione del suo leader. Grillo deve stare attento con le sue boutade, proprio perché gli stessi politici che lui rimprovera, sono i primi a “vendicarsi” mediaticamente contro di lui. Fatto è che il comico sa muoversi bene con i mezzi di informazione. Tanto che poco dopo aver avuto conoscenza dell’esito elettorale ha dichiarato:

I partiti sono liquefatti. Sono morti, ragazzi. Sono morti. Ci vediamo in Parlamento. Per arrivare al 100% dei voti, al gradimento di tutti i cittadini italiani, dovreste continuare ad offendere: populista, demagogo, arruffa popoli, flauto magico, pifferaio, maiale, stronzo. Continuate, io vi mando un po’ di epiteti nuovi”.

La sfida tra politici e anti-politici è solo iniziata. Gli italiani, i veri giudici, si preparino al 2013.

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