Politica

La politica non dimentichi i referendum sardi

Tratto da International Post

Mentre i partiti sono stati impegnati a commentare gli esiti, per alcuni sorprendenti, per altri deludenti, delle elezioni amministrative, sembrano essere passati sott’occhio i dieci referendum che sono stati votati in Sardegna e ovunque definiti “anti-casta”.

Ormai gli italiani reagiscono come logica vorrebbe. Non si può continuare a chiedere loro di fare sacrifici, mentre per i politici continuano ad esserci stipendi, privilegi e pensioni inimmaginabili per i comuni mortali. Se si chiede, allora, ai cittadini di esprimersi direttamente su questioni relative alle spese del mondo politico, è lecito aspettarsi che la risposta vada proprio a svantaggio di coloro che dovrebbero essere i nostri rappresentanti.

Certo, le percentuali che hanno caratterizzato i diversi quesiti nella Regione non sono state affatto “bulgare”. In tutti i casi si è raggiunto poco più del 35%, il che comunque non ha inficiato sul raggiungimento del quorum, fissato in questo caso al 33%. E va anche detto che si è arrivati a tali cifre solo nelle ultime ore di voto. Considerazioni, però, che vanno comunque prese tenendo ben presente la natura referendaria dell’espressione. Tale tipo di votazione, come noto, non sempre ha avuto nella storia italiana un grande appeal.

Ad ogni modo, i sardi hanno preso la loro decisione. Nel 97% delle schede valide è stato indicato un sì che reca con sé diverse prese di posizione. Innanzitutto l’abolizione delle 4 province create dal nulla nel 2001. Il Medio Campidano, il Sulcis, la Gallura e l’Ogliastra torneranno quindi a far parte della fantasia amministrativa-geografica. È stato chiesto agli isolani anche cosa pensassero della scomparsa delle province storiche di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro. Nonostante la loro risposta affermativa, il quesito era solo consultivo, dal momento che per il verificarsi di un tale cambiamento c’è bisogno di modificare una norma costituzionale, quindi attraverso un iter parlamentare.

Altre misure volte al risparmio nella spesa pubblica sono state quelle riguardanti i consiglieri regionali, novità che farebbero bene e sarebbero molto apprezzate se fossero trasferite anche a livello nazionale. I sardi, infatti, hanno votato non solo l’abolizione dei loro stipendi, ma proprio la decurtazione del loro numero. Dagli attuali 80, si passerebbe, quindi, a 50 consiglieri.

Le scelte effettuate nell’isola dovrebbero essere tenute ben in considerazione anche a Roma. I leader dei partiti farebbero bene a concentrarsi non tanto sulle boutade di Grillo, quanto sull’opinione e sulle sensazioni degli elettori. Soprattutto in un’epoca in cui il consenso verso il partitismo è ai livelli storici minimi e in cui a farla da padrone è spesso l’anti-politica, ed è opinione diffusa che i partiti dovrebbero ridimensionare i loro poteri, smettendo di comportarsi come una piovra, che con i propri tentacoli occupa ed influenza tutti i settori pubblici e spesso privati.

Sarebbe un ottimo modo per avvicinarsi nuovamente alle esigenze dei cittadini, che li vedono sempre più come una casta troppo lontana dai loro sentori e dai loro problemi. Se non si vuole che il populismo e la demagogia prendano il sopravvento nei confronti della genuina democrazia, è tempo per i partiti di smuoversi e tornare ad essere voce, e non sfruttatori, della cittadinanza.

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