Politica

Altro che Vasto, lo spazio a sinistra si restringe

Fonte Ansa.

Tratto da International Post

Vasto. Di nome ma non di fatto. Perché la foto che rappresentava i tre leader del centro-sinistra, Bersani, Di Pietro e Vendola costringe oggi a far lavorare i fotografi per modificarla e restringerla. Tutti si aspettavano il ricompattamento del centro-sinistra e invece una serie di eventi partitici hanno portato a un ribaltamento generale delle posizioni. 

Prima la direzione nazionale del PD. Rinviata una prima volta in segno di rispetto per le vittime del terremoto emiliano. Quando poi si è svolta ha finito per scuotere metaforicamente una parte dell’arco costituzionale. Il segretario democratico ha dato dimostrazione ancora una volta di non riuscire a distinguersi da quel politichese che da tempo caratterizza quei rappresentanti ancora ideologizzati della sinistra. Il riferimento poco preciso, anzi, proprio ambiguo, riguardo alle alleanze sembra ricordare gli ultimi Occhetto, D’Alema e Veltroni.

Bersani avrebbe potuto dire chiaramente e semplicemente con quali partiti stare e a quali condizioni. E invece si è nascosto dietro qualifiche che sanno di vecchio. Un deciso passo falso nei confronti di un elettorato negli ultimi anni affascinato dal nuovo o almeno da uno sventolato “nuovismo”. L’utilizzo di categorie come “progressisti” o il riferimento ad un’aleatoria “società civile” sembrano riportare elettori e analisti all’ultimo periodo del Pci prima, e al Pds-Ds poi. Segno che quell’esperienza politica ancora oggi non sembra in grado di rinnovarsi e non sa far altro che proporre vecchie formule trite e ritrite e soprattutto per nulla vincenti.

Il Pd è come al solito mosso nella stretta di un centrismo che non riesce a prendere posizione. È stato evidente anche nel secondo evento che ha scosso l’ambiente. Il centro-sinistra è stato chiamato a confrontarsi nella tana dei lavoratori più rossi che siano rimasti, i metalmeccanici della Fiom. Anche in questo caso anziché di unità si è palesata una grande distanza, almeno tra democratici e dipietristi. Con i vendoliani che si ritrovano in un’insolita posizione mediana tra i due.

Il rappresentante dell’Idv non perde occasione di criticare il Governo Monti, anche in modi spesso populistici, come nel caso della parata del 2 giugno. I democrats, invece, non possono accettare una posizione così aprioristicamente contraria ai professori e vede nell’ex magistrato un alleato sempre meno affidabile. Non va sottovalutato però il leader di Sel. Che a differenza di Di Pietro non siede in Parlamento. Ma che vorrebbe esserci. Ecco perché l’eterna indecisione del Pd rischia di far tentennare il movimento del Governatore pugliese.

Vendola ha tutte le intenzioni di aprire un nuovo cantiere per il centro-sinistra, probabilmente con l’intenzione di ripetere l’esperienza delle sue fabbriche. Allo stesso tempo, però, mette a frutto la sua esperienza politica – quella che manca a Di Pietro – ed è pienamente consapevole che anche le migliori idee per il Paese non hanno cammino se non sorrette dal voto. L’appoggio al Pd, quindi, vuol dire puntare comunque a un bacino di consensi che, seppur in diminuzione, è pur sempre ampio e fa gola a chi vorrebbe entrare nelle aule dei bottoni. Questo non vuol dire che Vendola voglia vendersi come cane da compagnia a Bersani, tanto che continua ad attaccare la squadra del Premier, anche se in modo più “moderato” rispetto al suo alleato Idv.

L’indecisione che regna sovrana nel centro-sinistra dipende in parte anche dai progetti non altrettanto chiari presenti nel cosiddetto Terzo Polo. È molto probabile che Casini e suoi sodali non abbiano alcuna intenzione di partecipare a delle primarie per decidere il candidato premier. Quell’appuntamento elettorale, infatti, metterebbe a nudo quegli ampi consensi tra i cittadini tanto millantati ma poco corrispondenti all’effettiva realtà, come dimostra il mezzo flop dei terzisti alle recenti amministrative. Sarebbe tutto più facile quindi sedersi ad un tavolino e giocarsela nel confronto faccia a faccia, quindi ad armi pari.

L’unica certezza, per ora, è che ad essere work in progress non è il cantiere del centro-sinistra ma proprio l’inizio dei lavori. Anche perché sembra alquanto inutile stare a discutere di alleanze senza sapere ancora con quale legge elettorale si andrà a votare e quindi con quali strategie politiche i partiti decideranno di concorrere alla conquista del Governo. Si aspettano novità interessanti in tal senso. Ma appunto. Si aspettano.

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