Politica

A quando una discussione seria sulle unioni civili?


Tratto da International Post

 

Il tema delle unioni civili tra coppie omosessuali non è il primo dei pensieri dei partiti italiani. In realtà non è neanche tra le prime posizioni. Non è parte integrante dei loro programmi. E così quando ne parlano, sembra che lo facciano pretestuosamente. Lo fanno in occasione di eventi e situazioni non determinate dalla loro volontà. Allo stesso tempo lo fanno nella maggior parte dei casi attraverso rappresentanti politici noti quasi solo ed esclusivamente per quella battaglia.

Aveva iniziato qualche mese fa il segretario del Pd. L’occasione era fornita dal gay pride di Bologna. Bersani quindi non si era improvvisamente svegliato la mattina e aveva iniziato a disquisire di omosessualità. L’appiglio era invece proprio la manifestazione svoltasi nella città emiliana. In quel frangente il democratico aveva inviato una lettera agli organizzatori in cui sosteneva non solo la necessità di regolare i matrimoni per la loro comunità, ma anche il disprezzo per la mancanza in Parlamento di una discussione relativa ad una legge contro l’omofobia.

Come spesso accade la questione era terminata lì. I politici e i media hanno ben altro a cui pensare. A meno che non siano gli stessi politici a portare i mezzi di informazione di nuova su questa isssue. Ci ha pensato, allora, l’Assemblea nazionale del Pd. E qui compare la portatrice di interessi per eccellenza su tale tematica. Perché se parli di gay nel Pd è naturale il riferimento a Paola Concia. E di riflesso, quasi come fossero il diavolo e l’acqua santa, a Rosy Bindi.

La deputata aveva presentato un ordine del giorno in cui si equiparava il matrimonio gay a quello civile, subito escluso da un partito che reputa forse tale misura troppo avanzata in un Paese che deve ancora far fronte ad una cultura cattolica predominante che fa fatica ad accettare relazioni tra persone dello stesso sesso.

Tuttavia la componente democratica del partito è nettamente superiore a quella più conservatrice e così viene votato un documento preparato dal Comitato per i diritti, che si occupa proprio di coppie omosessuali e di bioetica. Il testo passa ma sono ben 38 i voti contrari. Una contrarietà che viene resa esplicita anche con cori di protesta e addirittura tessere riconsegnate. Alla fine è la sinistra del Pd a cercare un compromesso tra la fronda Bindi e quella Concia.

Sarà poi la stessa vice-segretaria a spiegare che «sui diritti civili c’è stata una proposta, frutto di grande lavoro, e rappresenta un passo in avanti sul tema dei diritti». E sulla proposta della sua collega omosessuale, escluso dal voto, ha aggiunto: «Non si poteva votare quel documento dal momento che con il primo, già votato, avevamo escluso le nozze tra gay perché la Costituzione non le prevede». Come se la Costituzione non la si potesse cambiare.

Il dibattito sulle unioni civili è poi uscito dalle stanze del Pd e ha fatto capolino negli altri partiti. Prima nell’Italia dei Valori, sempre pronto ad affondare il coltello nelle beghe dei democratici e fare l’occhiolino a quella parte del popolo di centro-sinistra che non si riconosce nell’eterna indecisione di Bersani e il suo gruppo.

Di Pietro l’ha così invitata a firmare la sua proposta di legge sul pieno riconoscimento dei matrimoni gay anche in Italia, già presentata in Parlamento. Ciò perché i diritti della persona «sono l’elemento qualificante per ogni democrazia e dovrebbero essere condivisi da tutto il centrosinistra, senza tentennamenti». Una dichiarazione che lascia il lecito dubbio se si tratti di una vera battaglia del partito o un modo neanche troppo velato di differenziarsi dagli ex alleati.

Stesso dubbio potrebbe farlo sorgere il comportamento di Beppe Grillo. Il comico, almeno fino a poco tempo fa, non aveva una posizione netta sul tema. Anzi a Bologna aveva concluso un comizio apostrofando in modo offensivo gli omosessuali. E in un’intervista ad un quotidiano israeliano alla domanda sui matrimoni gay non aveva dato affatto una risposta convincente.

Ora, invece, approfittando dell’ennesima divisione nel Pd, ha voluto dire la sua: «Non c’è nulla di male ad essere gay. Fa invece schifo negare diritti sacrosanti per un pugno di voti». E poi attacca Rosy Bindi che «problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti» e che «ha negato persino la presentazione di un documento sull’unione civile tra gay. Vade retro Satana. Niente sesso. Siamo pidimenoellini».

Affermazioni che hanno trovato condanna unanime sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. E che hanno finito per portare la discussione sul solito rinfacciarsi di accuse tra partiti e non sulla vera questione. Quell’unione civile tra persone dello stesso sesso su cui la politica non solo ha dei ritardi sul resto del mondo, ma su cui soprattutto non ha mai cercato un vero confronto democratico.

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