Politica

Centro-sinistra: ritratto di famiglia

Fonte: Tg24.Sky

Tratto da International Post

 

Il quadro che si sta delineando nel centro-sinistra è talmente paradossale che gli stessi protagonisti che lo compongono non credono ai propri occhi. E’ come se stessero volgendo uno sguardo stranito non solo a se stessi e agli uni con gli altri, ma anche a quella mano del pazzo artista che sta provando a disegnare quest’opera d’arte. A metà strada tra l’astrattismo e il cubismo.

Iniziamo dal centro. Con Casini che sembra avere ancora le idee poco chiare. E qualcuno dirà: “Come al solito”. L’ultima posizione del leader dell’Udc, in ordine di tempo, è quella di concorrere da solo alle elezioni. E in caso di sconfitta della destra proporsi come valido alleato al Pd per una coalizione di Governo che segua la scia del “montismo”. Insomma l’ex Dc vuole arrivare al post-voto senza avere le mani legate ad alcun cartello e decidere solo ad urne aperte. Sembrerebbe l’ultima versione di quella politica dei due forni a cui da sempre viene relegato.

Il problema principale per lui sembrerebbe essere la presenza di Nichi Vendola e di Sel nel tandem con Bersani. L’ex comunista, per storia e per opportunità politica, non poteva rifiutare l’offerta propostagli dai democratici. Lasciar stare Di Pietro e ambire ad una sinistra che sia governativa, incapace di fare soltanto chiacchiere da bar e opposizione fine a se stessa. L’uomo “delle Fabbriche”, tuttavia, sa benissimo che una tale scelta potrebbe destabilizzare la sua base elettorale. E così ha da subito posto dei paletti: innanzitutto la sua presenza alle primarie e poi l’imposizione nell’agenda della coalizione di temi a lui cari, quali il riconoscimento delle unioni tra omosessuali e soprattutto il ritorno al primato nazionale della politica rispetto allo strapotere della troika economica, Bce-Ue-Fed.

E così Vendola ha subito invitato Casini a convertirsi. A riconoscere che il «il liberismo è il diavolo». E sembra strano che sia proprio lui ad utilizzare termini di provenienza cattolica all’indirizzo di uno storico democristiano.

A metà strada tra il diavolo e l’acqua santa si posiziona il Partito Democratico, che in questo modo costruisce quel suo ruolo di mediatore tra progressisti e moderati a cui ha da sempre mirato e che è inscritto nel suo stesso Dna. Lo schema sembra chiaro: posizionarsi in modo tale da fare da paciere nelle controversie irrisolvibili che si porranno tra Udc e Sel. Il segretario democrat sa benissimo quanto siano indispensabili i pesi elettorali, e quindi parlamentari, di questi due partiti, per assicurarsi una maggioranza nelle Camere, tale da poter procedere in modo più o meno spedito nell’azione di Governo.

Allo stesso tempo però Bersani deve mantenere la sua promessa di dare finalmente lo spazio che merita alla cosiddetta società civile, al movimentismo democratico, laico e cattolico. Nel solco di questo impegno va letta anche l’intesa che si è stabilita tra l’ex ministro di Prodi e il segretario del Partito Socialista, Nencini.

Una delle sorprese che potrebbe aggiungersi a questo scenario è la ventilata ipotesi di una lista di sindaci. Tutti riconoscono l’importanza assoluta dei primi cittadini in un periodo in cui essi rappresentano il maggiore, se non l’unico, interlocutore della politica con i cittadini. La primazia del territorio è uno dei principali valori a cui dovranno ambire i partiti se hanno intenzione di recuperare il feeling perso con gli elettori. E se vorranno fare da contraltare al facile vento di avversione alla politica espresso da Grillo e dall’M5S e a suo modo dal leader dell’Idv.

Una lista di sindaci, tuttavia, sembra essere più fanta-politica che realpolitik. Il motivo è presto detto: la loro elezione determinerebbe un contrasto di cariche che li porterebbe ad una difficile decisione. Tradire i propri elettori, i quali avevano chiesto loro un impegno massimo nel Comune di elezione, prendendo la strada di Montecitorio o di Palazzo Madama. Oppure farsi eleggere ma poi decidere di restare al proprio posto. Un controsenso in termini.

Ben diversa, invece, è la proposta del sindaco di Napoli: Luigi De Magistris sta pensando ad un movimento politico che rappresenti una rete dei sindaci del centro-sinistra d’Italia. Un luogo di discussione e creazione programmatica in cui le fasce tricolori possano portare le proprie esperienze, competenze e conoscenze. Un movimento che avrebbe poco a che fare con l’Italia dei Valori. Pur essendo quello il partito che più lo ha sostenuto nella città partenopea e che lo ha fatto eleggere anche in Europa, De Magistris non ne fa più parte, avendo deciso di non rinnovare la tessera in seguito alle amministrative che lo hanno visto trionfare.

Il quadro, in pratica, è ancora in divenire. Potrebbe essere quello delineato. Oppure il pittore potrebbe decidere improvvisamente di gettare la tela e avventurarsi in una nuova esperienza. Ciò che conta alla fine, nell’arte e nella politica, è il giudizio del pubblico. Ma nel frattempo va registrato un cambiamento. Il centro-sinistra sembra essere passato da una statica foto, a cui mancava il sonoro (copyright Bersani), ad un dipinto che lascia maggiore spazio all’interpretazione. Perché il centro-sinistra è così. Va interpretato.

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Ultimi Tweet