Attualità

Aumentano i reati. Ma non ditelo a nessuno

Tratto da International Post.

In base ai dati forniti dal ministero dell’Interno nel 2011 gli italiani sembrano essersi riscoperti Lupin o Banda Bassotti. Dopo tre rilevazioni consecutive in cui si era registrato un calo dei furti, quella dello scorso anno ha segnato un incremento del 5,4% rispetto al 2010.

A determinare tale cifra sono soprattutto i furti e la microcriminalità, i cosiddetti reati predatori. I luoghi meno sicuri? Ovviamente le abitazioni private e a seguire gli esercizi commerciali, che hanno sostituito in questa particolare classifica le banche. Viene allora da chiedersi se i ladri, nei negozi, credano di avere più chance di successo o trovare più soldi. Insomma l’alternativa per loro è tra ricchezza e sicurezza (di prendere il malloppo).

Questa inversione di tendenza, considerando la natura economica dei reati, potrebbe essere spiegata con l’influenza della crisi. La mancanza di prospettive, finanche la miseria e la povertà assoluta, porterebbero gli uomini a riscoprirsi novelli ladri o a incentivare un’attività probabilmente intrapresa già da tempo.

Tutti si chiederanno allora a cosa servono le forze dell’ordine in Italia se non sono neanche capaci di arginare questo fenomeno in crescita. Tuttavia non tutte le colpe possono prendersele loro. I tagli del personale e dei mezzi le stanno colpendo già da tempo. Da quando gli italiani non conoscevano ancora il significato di “spending review”. Da quando il Governo dei tecnici ci ha promesso di farci uscire da una plausibile bancarotta.

Insomma i tutori della legge rischiano ogni giorno, da anni, di essere esautorati dei loro poteri dalla stessa legge, anzi dalla legge del mercato, stretti in una logica paradossale che li vede come uno spreco anziché come una risorsa da valorizzare.

Fortunatamente la notizia non ha intrapreso i soliti toni polemici del mondo della politica. Con il tema della sicurezza si sono vinte e perse elezioni e si continua a fare battaglia dialettica. Il caso di Roma ne è stato, ed è, un esempio eclatante. Il sindaco Alemanno ha subito preso la palla al balzo per difendere il proprio operato: «In un anno come il 2011, caratterizzato a livello nazionale da un aumento dei reati, Roma non è il Far West, come qualcuno ha detto e scritto. Basti vedere che nel rapporto tra reati e numero di cittadini Roma è al quinto posto mentre Milano è al primo, che i reati aumentano meno che altrove in Italia e che i dati 2011 sono comunque inferiori di circa il 18% a quelli del 2007». In pratica il classico gioco politico in cui ci si bea di essere il meno peggio di una classifica. Con il rischio (o l’intenzione) di far dimenticare che i dati negativi riguardano comunque l’intero contesto nazionale.

Allo stesso tempo i dirigenti del capoluogo lombardo, tirati in ballo dalla Capitale, hanno tentato di giustificare le proprie cifre, asserendo, a ragione, che l’alto numero di reati registrati dipende in gran parte dal numero maggiore di denunce, il che implicherebbe una maggiore fiducia nell’operato delle forze dell’ordine. Il team di Pisapia, inoltre, ha tenuto a sottolineare che le percentuali relative alla loro città riguardano in particolare l’hinterland della metropoli, dove pesa di più l’immigrazione.

Ed eccola lì la parolina magica. Perché il tema della sicurezza rischia facilmente di essere associato alla presenza di stranieri in Italia. A torto o a ragione. C’è da registrare, tuttavia, che spesso rappresenta soltanto una conseguenza dell’italico scaricabarile. E per fortuna che non siamo più nell’era berlusconiana perché altrimenti saremmo tornati molto probabilmente a discutere di populistiche ronde notturne e diurne, metropolitane e periferiche.

Siamo, invece, e “per fortuna” nell’era dei tecnici e l’attenzione si sposta quasi naturalmente sul dato neutro, scevro da considerazioni politiche. Il problema però resta lo stesso, al di là del punto di vista con cui lo si osservi. E se si pensa solo per un attimo a cosa potrebbe accadere in futuro, le previsioni non possono certo essere rosee. Il 2012 è pur sempre l’anno dei grandi tagli alla sicurezza ed è quindi probabile che le percentuali del 2011 vadano incontro a facili aumenti.

Quello che va registrato è comunque il fatto che i numeri forniti dal ministero guidato da Cancellieri sono passati in sordina nel dibattito pubblico. E forse grazie ad un preciso disegno voluto dal mondo dei professori. Essi sanno benissimo che una psicosi sicurezza è proprio l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli italiani (e di riflesso i mercati che ci osservano). Già ci pensa la crisi, quella che viviamo giorno dopo giorno sulla nostra pelle, a non farci dormire sonni tranquilli.

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