Politica

Sicilia laboratorio politico nazionale

Tratto da International Post.

«Musumeci ha l’autorevolezza per dire con chiarezza che vuole essere il presidente di una rottura decisa, senza ambiguità, con il passato e con un compiacente modo di governare fatto di privilegi e clientele». A parlare così è l’ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata, che accoglie positivamente la candidatura dell’ex presidente della Provincia di Catania a Governatore della Sicilia dopo l’esperienza Lombardo.

Nello Musumeci è in politica da quando aveva 15 anni. Allora militava nelle fila del Msi e oggi è uno dei più noti rappresentanti siciliani de La Destra di Francesco Storace. Il suo nome tra i candidati a sedere a Palazzo d’Orleans è giunto direttamente da Gianfranco Miccichè, altro famoso politico dell’isola, leader di Forza del Sud, formazione poi federatasi in Grande Sud.

Le elezioni siciliane che si terranno ad ottobre rappresentano un appuntamento da tenere in considerazione perché anticipano le dinamiche che potrebbero realizzarsi in ambito nazionale alla fine del Governo Monti. Certo il contesto è diverso: tra i grandi partiti del fronte moderato e conservatore non figura, ovviamente, la Lega Nord, ma una costellazione di partitini e movimenti meridionalisti e indipendentisti, spesso noti soltanto per la figura del leader che li rappresenta. E neanche il Popolo della Libertà rappresenta il principale protagonista, incalzato proprio da Grande Sud e soprattutto dal Partito dei Siciliani, ex Mpa, il gruppo che fa riferimento direttamente all’ex presidente regionale Raffaele Lombardo.

Nel versante del centro-sinistra, invece, la Sicilia sembra anticipare le prossime alleanze. L’Udc, dopo aver occupato gli scranni del centro-destra, ha deciso di allearsi con il PD e ha addirittura avanzato la candidatura dell’eurodeputato democratico Rosario Crocetta. Un’investitura inizialmente non gradita persino ai suoi stessi colleghi di partito. Una figura del tutto particolare la sua: primo sindaco dichiaratamente gay d’Italia – correva l’anno 2003 – ha rappresentato la politica progressista isolana attraversando diverse formazioni politiche. Prima il Pci, poi Rifondazione, passando per i Verdi e i Comunisti italiani, con cui ha conquistato la fascia tricolore di Gela. Infine nel 2008 la folgorazione per la neonata creatura di Veltroni, affascinato dall’idea di un progetto de-ideologizzato.

Musumeci e Crocetta. Due storie diverse dai tratti comuni. Il primo è risultato in un sondaggio del 2002 il presidente di provincia più amato d’Italia. L’anno successivo il suo ruolo è stato preso dallo stesso Lombardo che ora vuole sostituire alla Regione. Il secondo, invece, non ha mai nascosto la sua omosessualità, in un Meridione che fa ancora fatica ad accettarla serenamente e tuttavia senza mai sbandierarla come valore e come quid in più, come invece hanno fatto e fanno altri politici sempre del Sud Italia.

Entrambi però rappresentano uomini del territorio. Non sono figuranti calati dall’alto, dai palazzi romani, ma validi candidati che hanno fatto del loro rapporto con i cittadini una caratteristica identitaria. Un rapporto che è sempre equivalso a numerosi consensi e a scontate rielezioni. Un rapporto, tuttavia, che porta con sé anche il peggio della Sicilia, la mafia. Sia Crocetta che Musumeci hanno affrontato e combattuto la criminalità organizzata in modo diretto ed esplicito e per questo sono stati presi di mira dai vari clan. Ecco perché, per un periodo della loro vita, sono stati perennemente accompagnati da una scorta. Nel caso del sindaco di Gela, poi, si può parlare di veri e propri sventati attentati in tre diverse occasione, tra il 2003 e il 2008.

Insomma, lo scontro si preannuncia teso. E soprattutto estremo, anche solo per la semplice collocazione e storia politica dei due. L’isola d’altronde ha bisogno di una vera rivoluzione, anche culturale, dopo le precedenti e deludenti esperienze di Cuffaro e Lombardo, fatte di gravi collusioni e devianti cannoli. I candidati rapprenderebbero una speranza per quei siciliani stanchi di una politica personalistica, basata sugli interessi personali piuttosto che collettivi, e sempre più chiusa all’interno dell’isola, incapace di proiettare il meglio della Sicilia nel contesto nazionale e internazionale.

Certo le loro candidature non sono state subito accettate da tutti. Il Pdl, ad esempio, solo in un secondo momento, grazie al beneplacito di Silvio Berlusconi, ha deciso di appoggiare Musumeci. Anche in virtù di un probabile calcolo politico che avrebbe visto il partito in un isolamento difficilmente gestibile dai notabili, a partire dal conterraneo Angelino Alfano. Crocetta, invece, vorrebbe la collaborazione di Idv e Sel ma le due formazioni sembrano titubanti, soprattutto per la presenza nell’alleanza di quell’Udc da cui provengono Lombardo e Micciché. Un attacco a cui lo stesso eurodeputato ha risposto senza mezzi termini, sostenendo che oggi è possibile avviare un programma di governo con i centristi proprio perché Lombardo e Micciché non ne fanno più parte e il gruppo di Casini e Cesa vuole superare quelle stagioni.

È probabile che alla fine altri candidati usciranno allo scoperto e non faranno altro che rendere più avvincente una battaglia politica che tuttora non ha esiti certi o anche solo prevedibili. Bisognerà attendere le urne di ottobre e chissà che sarà proprio il risultato elettorale siciliano a dare un’accelerata o un cambiamento nei fitti giochi d’alleanze che si svolgono a Roma.

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