Politica

Grillini su Marte

Tratto da International Post

Leggi anche: Grillo e media, la strana coppia

“Fascisti del web”. Partiamo da questi due termini. Il primo ha origini latine ma entra nel linguaggio italiano ad inizio Novecento ad indicare un movimento politico, sociale, intellettuale ed un periodo storico e istituzionale nato con Benito Mussolini. Solo in seguito, con l’inizio dell’Italia repubblicana ha assunto una concezione prettamente politica legata allo scontro ideologico che ha caratterizzato gli anni Sessanta e Settanta.

Il secondo, invece, nasce alla fine dello stesso secolo e si sviluppa dagli anni 2000. Sta ad indicare, per quanto qui ci riguarda, un ambiente informatico capace di sostituire quello reale, in cui ciascun individuo ha i suoi spazi e le proprie libertà, senza avere, nella maggior parte dei casi filtri limitanti. A tal proposito viene considerato come il luogo più democratico possibile. E allo stesso tempo va considerato che esso è tale anche perché dà spazio ad opinioni ed idee nella loro dimensione eterea, distaccate dalla corporalità di chi le produce e possiede.

Quando Bersani ha fatto allusione a quell’espressione alla Festa Democratica di Reggio Emilia aveva in mente soggetti, oggetti e luoghi ben definiti. Vittime del suo attacco erano Grillo e Di Pietro. O meglio, non le loro persone in quanto tali, bensì il linguaggio che essi e i rappresentanti dei loro movimenti utilizzano nei confronti del Pd e della sua politica.

«Vedo che sulla rete – ha dichiarato il segretario democrat – sono rivolti al nostro partito dei linguaggi del tipo “siete degli zombie, dei cadaveri vi seppelliremo vivi”. Sono linguaggi fascisti e a noi non ci impressionano. Vengano qui a dircelo, vengano via dalla rete. Vengano qui».

Certo, va detto, che non è la prima volta che Bersani alza la voce per il modo di rivolgersi di Idv e M5S non solo contro il suo partito, ma anche e soprattutto alle istituzioni e alla alte cariche che le rappresentano. Gli attacchi a Napolitano, ad esempio, hanno inciso molto nella decisione sulle alleanze da parte dei democratici. In fondo, del Pd si può dire tutto, criticare o apprezzare la sua politica, ma gli va riconosciuto il rispetto e l’approccio civile che i suoi componenti hanno nei confronti di coloro che considerano avversari e non nemici da demonizzare.

Lo stesso va detto di una parte del centro-destra e del centro. Lo stesso non si può dire di altre formazioni indecise nello schierarsi in uno schieramento classico e di certa stampa politica che ha saputo fare dell’offesa e del turpiloquio il proprio marchio identitario.

Bersani, però, non poteva certo aspettarsi di cambiare un tale atteggiamento. Il suo discorso si concludeva con una richiesta, sapere se è vero o no che si tratta di un linguaggio fascista. «Ci si rifletta un attimo, si risponda a questo senza divagare, senza deformare quel che ho detto, senza insultare». Appunto, senza insultare. Ma Grillo come ha reagito? Dal suo nascondiglio preferito, il suo blog, ha attaccato l’ex ministro: «Si rassicuri, non è un fascista. È solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia».

In pratica, una risposto a modo. L’aspetto della vicenda da analizzare, tuttavia, non è solo il fascismo o l’anti-fascismo delle parole. Sottolineando la presenza di quei termini nel mondo del web, infatti, Bersani ha implicitamente messo a nudo una delle paure con cui i democratici non hanno ancora saputo confrontarsi. Quello di avere un popolo del web lontano dalla realtà, un popolo però che troppo spesso è stato sottovalutato. Studiosi e politici sono divisi tra chi ritiene che sia possibile vincere le elezioni sulla Rete e chi crede che il contatto umano va non solo conservato, ma ancor più apprezzato e preservato.

Quel “vengano qui a dircelo” indica la volontà di affrontare la questione in modo frontale e non diretto. Perché se avesse voluto farlo davvero, il leader del Pd avrebbe potuto semplicemente rispondere agli attacchi ricevuti, anche sul web, sullo stesso campo, cioè, da cui sono stati lanciati. Ha invece preferito cambiare lo scenario di guerra, forse per timore che l’avversario possa avvantaggiarsi troppo del giocare in casa.

Grillo (e in parte Di Pietro) hanno saputo dimostrare, invece, che la Rete non può essere un luogo da demonizzare, ma da sfruttare democraticamente, per dare un megafono a chi non ha voce tra i politici. I due hanno saputo trasformare quel malcontento in voti materiali, in consenso e soprattutto in entusiasmo.

Il timore per tutti deve essere uno solo: il web rischia di far veicolare contenuti troppo sintetici, facili slogan e parole vuote di senso. Il che può creare facile proselitismo per forme populistiche e demagogiche di fare politica.

Il grillismo dovrebbe sradicarsi dalla Rete e affondare la propria politica nel mondo reale. I grillini dovrebbero scendere con i piedi per terra. Anzi, dovrebbero avere un po’ di “curiosity” per fare i guzzantiani “fascisti su Marte”. Per affrontare, analizzare e andare alla conquista del pianeta rosso, il cui colore ricorda il comunismo del lontano Pci. Quel partito morto di cui il Pd rappresenta un erede. Forse indegno, ma pur sempre erede.

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Discussione

2 pensieri su “Grillini su Marte

  1. i “grillini” come chiama i ragazzi del M5S solitamente chi li vuole insultare, sono ben presenti nella vita reale.
    Guardiamo l’attività in consiglio comunale a Milano, ad esempio.
    E tutto a stipendio autoridotto, e avendo rinunciato al rimborso elettorale, al contrario di TUTTI gli altri partiti.
    Cominciamo a chiamare i seguaci di Vendola “sellini”?

    Pubblicato da fabio | settembre 11, 2012, 6:03 pm
    • Giungi ad una conclusione affrettata. Il termine “grillini” sta ad indicare semplicemente chi fa parte di quel Movimento. Come dire democratici per indicare chi fa parte del Pd. Centristi e leghisti per chi fa parte dell’Udc (ma in questo caso è davvero improprio l’uso che se ne fa) e della Lega. Il termine, poi, è molto legato al suo principale leader. Come nel caso di “dipietristi” e “vendoliani”. Ma in questi ultimi due casi il loro utilizzo è davvero raro proprio perché nella maggior parte dei casi ci si riferisce a Di Pietro e Vendola e non agli altri rappresentanti dei rispettivi partiti. Di conseguenza, parlare così diffusamente di “grillni” significa paradossalmente dare molta importanza agli appartenenti al Movimento.

      Pubblicato da lucamattei1 | settembre 11, 2012, 6:10 pm

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