Politica

Per le primarie serve un confronto rispettoso

Fonte Ansa.it

Tratto da International Post

Il clima che si inizia a vivere nel centro-sinistra sembra essere sempre più teso. Lo scontro politico tra Bersani, Renzi e Vendola per ora conserva toni gentili e pacati, pur senza risparmiare precise prese di posizione e linguaggi affilati e taglienti. Con il rischio che, man mano che si procede verso il grande giorno del voto, ci si arrivi con i tre principali contendenti che da avversari si trasformano in acerrimi nemici.

Tra il segretario del Pd e il sindaco di Firenze si ha l’impressione che regni una pace imposta. Riconoscimenti reciproci di stima e fiducia. Da un lato un ossequioso rispetto da parte del rottamatore nei confronti di colui che ha la fascia da capitano nella squadra comune, il Partito democratico. Dall’altro un alto senso delle politica e dello spirito democratico da parte del gran capo nei confronti di un figlio che vede nel padre una persona da rimpiazzare. E che più del genitore deve temere le invidie di sorelle e fratelli.

A spendere parole ingenerose verso Renzi, infatti, non è l’altro “concorrente”, quanto i vari D’Alema, Bindi e Fassina. L’ex premier sostiene che con lui il centro-sinistra morirebbe. La cattolica lo prende in giro per il suo camper. Il responsabile economico, che troppo spesso si occupa di politica e non di economia, lo accusa prima di essere di destra e poi di avere un programma copiato da quello del Pd. Come se quello del Pd fosse di destra.

Il toscano deve vedersela anche con il governatore pugliese. Vendola non fa fatica ad attribuirgli una di quelle etichette tanto care a lui e a chi ancora legge la realtà contemporanea con i concetti di inizio ‘900. Lo accusa, infatti, di essere “liberista”, mentre a suo avviso c’è bisogno di “superare la subalternità culturale di certa sinistra al modello liberista che sta scorticando l’Europa”.

Il primo cittadino fiorentino sembra crogiolarsi dietro queste parole scagliate contro di lui. Consapevole di quanto esse possano essere un boomerang che torna a colpire chi le ha pronunciate. Dal canto suo gli va riconosciuto il merito di aver preso seriamente l’impegno delle primarie. Finora è stato colui che le ha vissute più intensamente. Con un tour in tutta Italia che ricorda il Veltroni delle elezioni perse contro Berlusconi. Quella fu una sconfitta, certo, ma contrassegnata da un recupero del Pd rispetto alle percentuali date dai sondaggi al partito nei mesi precedenti il voto.

Le prospettive delle prossime settimane sembrano voltare per un inasprimento della contesa. Ma fronteggiarsi con rispetto è una cosa, altro è perdersi nell’offesa. Che nel campo del centro-sinistra ci siano posizioni così diverse non deve sorprendere. Chi conosce anche minimamente la storia del Partito comunista italiano sa benissimo quanto quella non sia stata quasi mai una formazione politicamente monolitica.

Come è normale che sia, in un partito coesistono sensibilità diverse. Nel Pci ha quasi sempre vinto un “centro”, guidato ad esempio dai vari Berlinguer, Natta e Occhetto, che aveva un occhio di riguardo per la “sinistra” di Ingrao, e che nutriva un profondo senso di rispetto per la “destra” dei miglioristi alla Napolitano.

La compatibilità era sempre assicurata da un’alta concezione del partito che portava ad esprimere la propria opinione salvo poi convergere verso la posizione dominante nel gruppo. Un comportamento del passato, questo, che Renzi non sembra voglia rottamare, al punto da ripetere spesso che, nel caso di una sua debacle sarà il primo a sostenere il vincitore delle primarie. Una promessa su cui gli altri due candidati non danno molte certezze.

Allo stato attuale i tre politici rappresentano una foto che funziona. Forse più di quella di Vasto. Tutto dipenderà da come resteranno i rapporti tra loro. C’è da augurarsi che anche i linguaggi restino rispettabili. C’è da augurarselo non solo per chi fa parte del centro-sinistra. Ma soprattutto per gli italiani che meritano una classe politica e dirigente all’altezza di un’Europa e di un mondo che ci guarda con occhi particolari, a volte sospetti. Occhi che si stanno abituando ai professori e che invece devono necessariamente tornare a fidarsi dei politici.

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