Politica

Primarie delle idee o delle persone?

La campagna per le primarie del centro-sinistra sta virando verso la personalizzazione. Se ciò è sempre stato evidente nei confronti di Matteo Renzi, che ha sempre dovuto contare sulla propria storia personale piuttosto che su quella del partito di cui fa parte, a sorprendere è l’inizio dell’avventura del segretario Pier Luigi Bersani.

Mancava solo un’ora dal suo primo comizio quando sulla sua pagina di Facebook scriveva: «Se ti candidi per governare l’Italia, devi raccontare anche qualcosa di te. Appuntamento alle 11 a Bettola». E quel giorno tutto riportava a Pier Luigi, piuttosto che a Bersani. Il suo paese natale, Bettola, comune di poco più di tremila anime nella provincia emiliana di Piacenza. La pompa di benzina dove i suoi genitori e i suoi parenti hanno dato vita ad un’attività nata dal piccolo e che umilmente si è ingrandita, un’esperienza che il segretario vorrebbe far vivere all’Italia per farla tornare ai fasti di un tempo. E infine i mezzi di informazione che intervistavano fratelli e cugini dell’ex ministro, andavano a spulciare foto della sua infanzia e indagavano sul suo passato di persona, più che di politico.

Una copertura mediatica tale che la quasi contemporanea copertina del sindaco di Firenze sulla rivista “Chi”, in compagnia del padre, sembrava essere una dimenticabile storiella da gossip puro. Un’impostazione da parte dello staff di Bersani che non ha avuto proprio nulla da invidiare a quella di Vendola, studiata da Proforma, l’agenzia che già in passato si era presa cura della comunicazione elettorale del governatore della Regione Puglia. Lo slogan scelto e lanciato in occasione dell’annuncio della sua candidatura, seguito da un’immagine stilizzata del suo volto, è Oppure Vendola, proprio per rimarcare quanto la sua persona piuttosto che le sue idee siano una valida alternativa agli altri concorrenti.

Bersani sembra che si sia allineato così ad un modo di comunicare in politica che ricorda i maestri americani, a quella personalizzazione a cui si rifanno Renzi e Vendola, a cui va collegato il berlusconismo mediatizzato, e a cui si è richiamato negli anni precedenti anche l’antesignano Walter Veltroni.

Lo stesso ex sindaco di Roma, tuttavia, ha rischiato di mettere in sordina la partenza della campagna politica del suo successore alla guida del partito. Prima con un’anticipazione su Repubblica, poi nella trasmissione di Fabio Fazio su Rai Tre “Che tempo che fa”, ha dichiarato che non si candiderà alle prossime elezioni. E spiega così la sua decisione: «Non si tratta di un cedimento alla rottamazione. Non c’entra nulla con quel tipo di appelli perché non è l’anagrafe a fare la buona politica. Con questi criteri uscirebbero dal Parlamento personalità importanti per la vita del Paese, di cui tutti quanti abbiamo bisogno». Il riferimento è quindi esplicito al tema del rinnovamento della classe politica portato avanti dal primo cittadino fiorentino.

La scelta di Veltroni ha comunque agitato le acque del Pd, tanto che il giorno successivo lo storico avversario Massimo D’Alema si è quasi trovato costretto a dire la propria sulla questione, sostenendo che siederà sugli scranni del Parlamento solo se sarà il partito a chiederglielo. Un modo per delegare la scelta futura al vincitore delle primarie e comunque facendo capire tra le righe che la sua intenzione non è affatto quella di abbandonare l’attività politica in prima fila.

Ancora una volta, però, sono le persone a far parlare di sé e non le idee e le proposte del centro-sinistra. Tanto che quella che dovrebbe essere la vera notizia degli ultimi tempi, la firma di una Carta di intenti tra Pd, Sel e Psi, è stata subito travolta dall’accavallarsi di altri eventi personalistici.

Certo voler riportare tutta la discussione sui contenuti piuttosto che sulle esperienze di vita sembra essere una richiesta anacronistica: ormai la politica italiana è impregnata di un personalismo e di una mediatizzazione da cui è pressoché impossibile uscire. Persino i professori al Governo, poco abituati alle logiche della comunicazione politica, hanno dovuto imparare a loro spese cosa vuol dire essere politici ai giorni nostri. Le lacrime in diretta tv di Fornero, le copertine di Passera su riviste di gossip, le vacanze paparazzate di Monti in Svizzera, sono tutti esempi che possono rendere l’idea.

Toccherà ai politici del centro-sinistra, in questa occasione, dare una svolta al modo di fare politica. Soprattutto se vogliono mantenere l’obiettivo più volte annunciato di avvicinare i cittadini alla classe dirigente. Forse la politica seria di cui il Paese ha bisogno, e a cui il montismo ci ha in parte abituati, passa anche da una non semplice rivoluzione comunicativa. L’Italia ha bisogno ormai di persone concrete, non venditori di fumo.

 

Tratto da International Post

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Ultimi Tweet