Politica

Un sottobosco politico in continuo fermento

140003998-c9e8045e-f0b9-407e-be0b-cdf6cc2caa92I riflettori dei mass media durante le ultime settimane sono stati giustamente indirizzati sulle primarie del centro-sinistra e le non-primarie del Pdl.
Prima il dibattito tra i cinque candidati su giornali, televisioni e soprattutto con l’evento mediatico di fine anno, il confronto all’americana su Sky; poi lo scontro per il ballottaggio tra Renzi e Bersani, in particolare con la replica televisiva, stavolta, sulla rete ammiraglia della Rai.

Nel centro-destra, invece, le voci si sono concentrate sulle continue svolte di Alfano e Berlusconi sull’eventualità e l’opportunità di mettere in competizione una pletora di pidiellini, tutti convinti di poter guidare il partito con una legittimazione dal basso.

Chi non ha certo problemi di esposizione mediatica, ma in questi giorni è stato un po’ oscurato, è sicuramente il Movimento 5 Stelle di Grillo. I grillini hanno deciso di indire le “parlamentarie”, nome deciso sulla scia del successo delle primarie di Pd, Sel e Psi. Una competizione svolta tutta in Rete per decidere chi dovrà sedere alla Camera e al Senato in rappresentanza del M5S. Nonostante la tanto ventilata necessità di gente nuova al potere, gli aspiranti sono persone iscritte al movimento già da tempo e soprattutto già presentatesi in precedenti elezioni amministrative. Parliamo quindi di candidati che, certamente non possono essere definiti professionisti della politica, ma di sicuro sanno già cosa vuol dire confrontarsi con i cittadini in carne ed ossa. Altro che funzione salvifica del web.

Persino la Lega non ha avuto molto spazio, nonostante anche i leghisti si siano confrontati con delle primarie interne, con cui è stato deciso che sarà il segretario Maroni a concorrere per il ruolo del Governatore della Lombardia dopo la fine dell’era Formigoni. Una mossa a sorpresa che legittima la possibilità per cui le camicie verdi possano “accontentarsi” di governare gli enti locali del Nord e non avanzare troppe pretese nel resto del centro-destra a livello nazionale.

C’è anche chi avrebbe preferito, invece, stare alla larga da microfoni e taccuini, in un momento di debolezza, come nel caso dell’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro deve far fronte a questioni sia personali, sia di linea politica. Innanzitutto deve recuperare quell’immagine di persona rispettabile che nel tempo era riuscito a dare di sé, finché è arrivata la vicenda delle proprietà immobiliari, seppur falsa, montata dalla trasmissione Report. Ma al di là dell’aspetto privato, deve ridare lustro alla sua formazione, colpita da vicende giudiziarie che hanno visto protagonisti alcuni suoi rappresentanti a livello locale. E una rinascita dell’Idv potrebbe venire anche da una precisa collocazione riguardo alle alleanze, decidendo una volta per tutte se si vuole aggregare al Pd o continuare a desiderarlo criticandolo costantemente.

Lontano dalle luci dei mezzi di informazione, inoltre, si muove un sottobosco di movimenti che sta mettendo in subbuglio la politica, un vero viavai che fa ricordare a tutti quanto quello italiano sia storicamente un sistema proporzionale piuttosto che maggioritario. Ed ecco allora un fiorire continuo di partiti e partitini che rischiano di raggiungere percentuali irrisorie alle elezioni e non superare neanche la soglia di sbarramento in Parlamento. In molti casi si tratta di fuoriusciti dai partiti maggiori che decidono di creare gruppi autonomi.

Tra gli ultimi gruppi nati va annoverato quello che fa riferimento all’ex dipietrista Massimo Donadi, che all’interno del Gruppo Misto ha creato la componente “Diritti e Libertà”, con tanto di simbolo e gruppi in alcuni consigli provinciali e regionali. E con tanto soprattutto di programma politico diverso da quello dell’Idv, basato fondamentalmente su una maggiore vicinanza al partito di Bersani.

Nell’altro campo, invece, alcuni ex pidiellini hanno deciso di formare un gruppo autonomo, “Italia Libera”, di cui fanno parte personaggi noti come Stracquadanio, a cui va riconosciuto almeno di aver sempre avuto una voce critica nel Pdl.

Un discorso a parte meritano invece i Cristiano-Popolari di Mario Baccini. La costituente tenutasi a Milano era affollata di persone provenienti da tutta Italia: un segno questo che in politica la serietà e la competenza a volte premiano.

Numerose, infine, le liste elettorali presentate più per diletto che per una vera offerta programmatica: da “Vogliamo vivere” di Emilio Fede al “Partito della Rivoluzione” di Vittorio Sgarbi e a Lista Lavoro e Libertà – 3L di Giulio Tremonti.
Esperimenti politici che fanno pensare alla fortuna di sistemi come quello americano e britannico: due o tre partiti, seppur giustamente variegati al loro interno. Non di più. Forse una situazione del genere renderebbe la politica persino più appetibile per gli italiani, senza dover assistere ad un marasma generale che rende incomprensibile qualsiasi ragionamento serio sul futuro del Paese.

Tratto da International Post

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