Politica

Candidature-show

Vezzali Monti SechiUna delle principali caratteristiche del porcellum, di sicuro la più odiata dagli italiani, è quella delle liste bloccate: non si votano più i candidati al Parlamento ma i partiti, i quali decidono l’ordine di elezione dei loro rappresentanti. Più si è in alto nella lista più il candidato ha possibilità di essere eletto. Il successo non dipende esclusivamente dalla sua affermazione sul territorio ma da quella della formazione politica che lo presenta.

I partiti che rappresentavano la maggioranza nel Governo tecnico, che tecnico non era, non sono stati in grado di cambiare questa legge elettorale e soprattutto non sono riusciti a dare nuovamente agli elettori la possibilità di scegliere. È una questione di riconoscimento nel proprio fiduciario alle Camere. È l’antico rapporto tra rappresentanza e territorio.

Il centro-sinistra ha provato ad oltre valicare questa dèbacle della politica organizzando le primarie per scegliere coloro da inserire nelle liste bloccate per Palazzo Madama e Montecitorio. Tuttavia anche Pd e Sel non sono riusciti a rinunciare al potere decisionale dei partiti di avere l’ultima parola sui propri rappresentanti, e così oltre ai vincenti delle primarie si riservano una percentuale variabile di persone da candidare e posizionare a proprio piacimento in lista.

Ciò può determinare situazioni in cui colui che ha ricevuto un apprezzamento con migliaia di voti da parte dei propri conterranei può essere sorpassato da un signor nessuno catapultato da Roma. Un signor nessuno che paradossalmente può essere presentato in Regioni in cui potrebbe non aver messo mai piede. Giusto per fare un esempio, suona strana la candidatura della toscana Rosi Bindi in Calabria.

Una conseguenza del porcellum, invece, è una prassi che i partiti hanno adottato anche nel 2008: quella di proporre candidati, non in virtù di un provato consenso elettorale o di uno stimato rapporto con le realtà locali, ma il cui nome fa rumore perché rappresentativo di un determinato caso mediatico, che sia di cronaca, sportivo o di gossip. Ecco a voi le candidature di rappresentanza, che spesso si trasformano in candidature vip. 

Certo, è da decenni che i partiti sono soliti portare in Parlamento nomi nuovi, non appartenenti alla politica e spesso ascoltati più in televisione piuttosto che essere letti sui giornali. Ma allora ognuno di loro doveva passare obbligatoriamente per un consenso personale. Insomma c’era il serio pericolo che il loro nome non bastasse a garantire uno scranno nelle stanze dei bottoni. Da un lustro la situazione è completamente diversa.

Nel 2008 fecero riflettere le proposte veltroniane di persone estranee alla politica ma chiamate a rappresentare particolari settori: tra i tanti Marianna Madia per la ricerca; Umberto Veronesi per la sanità; l’operaio Antonio Boccuzzi per il mondo del lavoro, salito agli onori della cronaca in quanto unico superstite dell’incidente del 2007 allo stabilimento ThyssenKrupp; Matteo Colaninno e Massimo Calearo per il campo dell’imprenditoria (e per quest’ultimo caso si sa come è andata a finire).

A distanza di cinque anni questa prassi sembra non essersi affatto modificata. Anzi sembra essersi scatenata una sorta di rincorsa tra i partiti a presentare per primi una personalità rappresentativa, e se non si raggiunge l’esclusiva, subito è pronta una contro-proposta per coprire il fronte scoperto.

Potrebbe essere letta in questo modo, allora, la candidatura di Piero Grasso con il Pd, annunciata, guarda caso, pochi giorni dopo l’ufficializzazione della corsa in campo di un altro magistrato, Antonio Ingroia, alla guida di un’anomala coalizione che riunisce nostalgici comunisti e giustizialisti dipietristi in cerca, entrambi, di una nuova cera con cui convincere i propri elettori.

Lo stesso può valere per il campo del giornalismo: Sel annuncia Roberto Natale, ex presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti, e il giorno dopo i democratici piazzano come capolista al Senato in Sicilia Corradino Mineo, direttore di Rai News, mentre il centro montiano presenta il direttore de Il Tempo, Mario Sechi.

Addirittura si è pescato anche nel mondo dello sport: il Pd non ha fatto a tempo a coccolarsi la vincitrice delle primarie Josefa Idem che Monti gli ha tirato una stoccata, pensando a Valentina Vezzali. Con la differenza che la canoista la politica l’ha conosciuta da tempo, in quanto assessore allo Sport nel comune di Ravenna fino al 2007.

Le candidature di rappresentanza, insomma, sono appena iniziate. Presto arriveranno le ufficializzazioni di tutti gli altri partiti e molto probabilmente il trend sarà lo stesso. Non resta altro che aspettare. E ritrovarsi ancora una volta un Parlamento con persone che dei problemi degli italiani ne sanno ben poco. No, non parlo dei politici di professione.

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