Politica

Pdl, partito delle incertezze

l43-silvio-berlusconi-120822084420_mediumLe elezioni che ci apprestiamo a commentare sono tra le più indecise degli ultimi tempi. Tanti soggetti politici differenti hanno preso vita nei mesi scorsi, altri partiti hanno cambiato la propria leadership rispetto alla precedente tornata, altri ancora, invece, non sono riusciti ad andare oltre il proprio passato e presentano pressoché gli stessi candidati e proposte politiche.

Diversamente dall’ultimo ventennio, il campo in cui si registra la maggiore incertezza è oggettivamente quello del centro-destra, ancora combattuto se puntare il tutto per tutto su Berlusconi o scommettere invece su un rinnovamento interno.

Il sentirsi sfavoriti in questa competizione è un sentimento che implicitamente invade tutto lo schieramento, come testimoniano due semplici constatazioni: l’invasione mediatica che il Cavaliere sta mettendo in piedi, presenziando ogni giorno, o più volte nell’arco di 24 ore, in tv, radio, giornali, web; e l’accordo con la Lega nel Nord, un compromesso innaturale tra due formazioni la cui base elettorale ormai non coincide più.

Insomma è evidente che Pdl e camicie verdi abbiano deciso di correre insieme perché timorose di non avere quel consenso tale che potrebbe portarle a vincere la sfida con il centro-sinistra. Timore che colpisce soprattutto i berlusconiani. Per trafugare qualsiasi altro dubbio si prenda in considerazione il caso della Campania.

A Palazzo Madama sembra ormai evidente a tutti che, grazie al porcellum, si giocherà tutto sui piccoli numeri e avere anche un solo scranno dalla propria parte può essere fondamentale. E così questa Regione è tra le più ambite per avere una maggioranza schiacciante. Il problema è che le principali personalità espresse dal Pdl in questi territori, quelli che portano i voti per intenderci, corrispondono spesso con coloro che tutt’oggi presentano problemi giudiziari.

Si tratta di nomi del calibro di Nicola Cosentino, al centro di due processi per concorso in associazione camorristica, corruzione e reimpiego di capitali illeciti; Marco Milanese, ufficiale della Finanza di origini irpine, imputato per corruzione; e l’ex presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, indagato per violazione della normativa bancaria. Si badi bene: tre nomi che erano candidati al Senato e nei primi due casi deputati che si apprestavano a dare il loro contributo da senatori, nell’aula quindi dove è più prezioso il loro voto.

In barba alle liste pulite e allo sforzo che i cittadini chiedono ai partiti di presentare candidati che ridiano lustro a questa classe politica, Berlusconi ha bisogno di un consenso elettorale assicurato per cui non c’è avviso di garanzia che tenga. D’altronde di lui stesso non si può dire abbia una reputazione penale indiscutibile.

Dal punto di vista politico il Pdl non sembra in grado di offrire quelle certezze che riusciva a prodigare in passato. Sia dal punto di vista dei programmi, perché ad esempio, promettere di abolire l’Imu dimenticando di essere i principali fautori di quella tassa, dopo aver tolto l’Ici, ha un qualcosa di demagogico, a cui gli italiani iniziano a credere poco.

Sia dal punto di vista, poi, della leadership espressa. Nel caso del centro e del centro-sinistra è ben noto chi sarà il futuro premier in caso di vittoria alle elezioni. Non si può dire lo stesso, invece, dell’alleanza tra Pdl e Lega. I due partiti non sono riusciti a concordare un nome su cui puntare per la Presidenza del Consiglio dei ministri. Berlusconi propone Alfano, Maroni pensa a Tremonti. È probabile che alla fine non sarà nessuno di loro. Anzi il Cavaliere ha decisamente dichiarato di non voler fare il Primo ministro, perché questa figura a suo avviso, in Italia, non ha per nulla quei pieni poteri tali da consentire decisioni definitive.

In un periodo di grande fermento gli elettori hanno bisogno di avere proposte definite e distinguibili. Se continua così, tuttavia, se non si fa coraggio e non prende decisioni radicali per innovare se stesso, il centro-destra avrà tutti gli elementi per andare incontro ad una dèbacle politica prima ancora che elettorale.

Tratto da International Post

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