Vita vissuta

L’attesa nella sala d’attesa di un medico che si fa attendere

350_sala_d_attesaLa sala d’attesa di un medico rappresenta un “sub-mondo” in cui persino il peggior sociologo o psicologo sguazzerebbe. Popolata com’è da una vera commedia umana.
Le donne in gravidanza fisiologicamente iper-preoccupatissime.
Le anziane che ormai conoscono a memoria gli abituali frequentatori e, quando fanno il loro ingresso, li salutano uno ad uno, come fossero maestre delle elementari che fanno il quotidiano appello.
Gli anziani, invece, dall’alto della loro presunta conoscenza del modo in cui gira il mondo, restano in perenne silenzio finché non decidono di esprimersi in frasi che, dal tono solenne, sembrano sentenze storiche. E poi si rivelano essere le più stupide delle parole messe insieme casualmente.
Le anziane che col tempo hanno acquisito un timbro vocale simile al più virile degli uomini, al punto da confondersi con le sporadiche parlate mascoline e anzi sovrastandole danno la falsa impressione che a parlare siano solo gli uomini.
Giovani rampolli i cui gesti inconfondibili li smascherano rendendo evidente la loro principale occupazione, volta ad ammazzare il tempo, giocando a Ruzzle.

Per non parlare delle dinamiche di gruppo.
Tutti indistintamente creano un vociare fastidioso, in barba al civile dovere di fare silenzio per creare un’attesa pacifica, come il momento e il luogo richiedono.
Senza dimenticare poi il minimo accenno a questioni politiche: divisi tra chi sostiene che Berlusconi toglierà l’Imu, chi teme che ci sia qualcuno che toglierà loro la pensione e finanche chi, rassegnato più che mai, ritiene che  debbano essere i giovani ad andare a votare perché tocca a loro vedere cosa fare per il proprio futuro. Tutto questo mentre la partita del giovane a Ruzzle, di cui prima, è giunta purtroppo al terzo e ultimo turno.

La sala d’attesa di un dottore è un continuo proliferare di massime popolari. Oggi mi ha colpito una signora anziana che parlava del suo rapporto con una bambina disabile: “L’unica vot che me riposo è quann jett ‘o sang“.

Io, personalmente, ho compreso finalmente cosa fare durante la mia anzianità: attendere nelle sale d’attesa col solo scopo di leggere le molteplici e differenti riviste appositamente riposte.

Con la speranza che quel peggior sociologo o psicologo non sia tanto indiscreto nel farsi gli affaracci miei.

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