Politica

Caccia al grillino!

Al di là dell’offerta politica su cui si potrebbe discutere all’infinito senza uscirne, il Movimento 5 Stelle ha saputo caratterizzarsi anche per aver lanciato implicitamente una discussione su quello che è il rapporto tra politica e giornalismo. Certo non una novità: nel parlarne in termini di subalternità e identificazione i grillini non sono stati certo i primi.

Senza scomodare le grandi diatribe verificatisi nel corso della storia italiana – una su tutte quella legata ai Millecinquecento lettori a cui faceva riferimento Enzo Forcella – il racconto stesso del fenomeno Grillo messo in pagina dai nostri redattori è indicativo di quanto il giornalismo nostrano pecchi spesso di una seria preparazione alla professione.

Tra le tante deformazioni del nostro modo di informare i cittadini è spiccata in questi giorni la cattiva abitudine di mescolare temi, lessici e stili giornalistici completamente differenti in un unico racconto mediatico.

Ciò a cui si è assistito in questo periodo è il continuo rinvio dal fenomeno M5S alla nomina del nuovo Pontefice e viceversa.

Espressioni come “il Conclave dei grillini”, tra le tante, per rendere conto dell’incontro in un hotel romano dei neo-eletti al Parlamento, può rendere facilmente l’idea. Eppure non è solo una questione lessicale. E’ proprio la costruzione mediatica dei due eventi che ha rischiato di mettere in mostra un’unica narrazione.

Nei giorni scorsi abbiamo potuto assistere a degni rappresentanti della carta stampata e soprattutto delle televisioni generaliste e all news mettere in mostra la loro prestanza fisica sul campo: diversi giornalisti con le loro troupe hanno dovuto fare affidamento a delle capacità fisiche che credevano di non avere.

Fonte: Ansa - Repubblica.it

Fonte: Ansa – Repubblica.it

È scattata una caccia al grillino senza precedenti. Tutti pronti a scattare nel momento in cui si veniva a sapere che quell’uomo o quella donna, due che potevano sembrare dei semplici passanti, erano in realtà dei nuovi parlamentari a 5 stelle. Un’occasione ghiotta per poterli importunare con delle domande a cui spesso non ricevevano alcun feedback o, nel caso fossero stati fortunati, la risposta si trincerava dietro laconici “Non posso rispondervi”, “Non so”, “Mi è stato detto di non parlare con voi”.

Non sono mancate certo situazioni paradossali. Come nel caso in cui, dopo le rituali questioni politiche rivolte a tutti, il giornalista, un po’ imbarazzato, si ritrovava a svuotare il sacco. “Scusi io non so come si chiama. Qual è il suo nome? È deputato o senatore?”. E resteranno nella storia quelle interviste, anche in diretta, in cui i telegiornali fornivano nomi errati degli intervistati o confusi con quelli di altre persone, o addirittura in cui i giornalisti scoprivano solo alla fine delle loro domande che coloro con cui avevano interloquito non erano affatto grillini ma semplici curiosi che si trovavano a passare di lì.

Sarà che i redattori romani avevano ormai fatto il vezzo alla rincorsa per agguantare la preda mediatica, fatto è che la stessa tecnica è stata utilizzata nel caso dei cardinali. Nei pressi di Città del Vaticano era possibile scorgere ogni tanto telecamere e microfoni che tentavano, a volte senza riuscirvi, di raggiungere un porporato in corsa. E gli uomini di Chiesa, poi, sembravano grillini anche loro, costretti com’erano ad accelerare il passo per sfuggire all’obiettivo televisivo.

Certo, l’accavallarsi del fenomeno M5S con quello del nuovo Papa non è dovuto solo ai giornalisti. Alcune coincidenze hanno finito per alimentare la distorsione. Ha scatenato semplici ironie, ad esempio, il fatto che il principale referente mediatico del Vaticano, colui che accompagnava i giornalisti nelle quotidiane conferenze stampa, padre Federico Lombardi, avesse lo stesso cognome di colei che ha avuto lo stesso ruolo in ambito politico, tale Roberta Lombardi, nominata capogruppo alla Camera. E di certo non mancherà chi farà riferimento ad un improbabilissimo padre Roberta Lombardi.

O ancora: si prenda in considerazione il permesso fornito ai protagonisti di queste giornate di parlare con il mondo dell’informazione. Da un lato c’era Grillo e Casaleggio che vietavano ai grillini di avere rapporti con stampa ed etere – e a ben vedere dalle poche apparizioni televisive di non-eletti, fuoriusciti e attivisti della prima ora meglio per il Movimento che ciò non sia accaduto, considerando il fatto che i 5 Stelle non sono abituati al confronto politico e rappresentano quindi facili prede non solo per i loro avversari ma anche per i “neutrali” conduttori e giornalisti –. Dall’altro lato, invece, c’erano gli uomini di Chiesa che vietavano ai cardinali americani di continuare a rilasciare dichiarazioni e interviste alle televisioni nostrane e di tutto il globo, in modo da permettere un sereno svolgimento delle congregazioni e del successivo Conclave.

Al web non è certo sfuggita questa fusione di dimensioni completamente differenti. C’è chi ha parlato di fiducia negata dai grillini al nuovo Papa Francesco, o di approvazione solo angelus dopo angelus, o ancora di un prossimo meet-up organizzato nella Cappella Sistina.

Se questo è solo l’inizio, sembra ci siano tutti gli indizi per continuare a credere che il giornalismo italiano continuerà a dare una versione deformata di questo nuovo fenomeno politico. E la colpa, si badi, non sarà soltanto dei giornalisti, quanto soprattutto dei grillini stessi, i quali, dietro la critica ad un determinato modo di fare informazione, sanno rispondere soltanto con la chiusura totale ad un mondo che invece necessiterebbe di dialogo e soprattutto di formazione professionale.

Per ora abituiamoci ad avere a che fare con un Grillo che diventa lui stesso un grillino e con un nuovo Papa che sembra essere già considerato il più grillino della storia dei Papi.

Habemus Grillum.

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