Attualità

Mondi paralleli

senzatettoEcco, un pizzico di conservatorismo si nasconde anche in chi si professa progressista.

A volte mi rendo conto di quanto sia relativa la nostra vita. Voglio dire: là fuori c’è tutto un mondo parallelo al nostro e noi facciamo di tutto per evitarlo. Forse perché lo temiamo. O perché lo rigettiamo.

Penso ad esempio ai senzatetto di Piazza Vittorio, che dormono per strada, se sono fortunati avvolti da una coperta, sempre la stessa, anche quando fa caldo; e se sono meno fortunati pensa un semplice cartone a coprirli; se non sono affatto fortunati si addormentano senza avere nulla.

Penso ad esempio ai barboni della Stazione Termini, un continuo girovagare in un luogo così metaforicamente legato al viaggio. Penso ai mendicanti della Stazione Tiburtina, quelli che vivono ai bordi degli ultimi binari, ulteriore segno di una vita trascorsa in un limbo.

Penso agli zingari, quelli vestiti come venissero dalle montagne fredde anche quando le temperature sono alte, che parlano con una lingua e un tono che l’abitudine ci fa sembrare malvagi e che guardiamo sempre con un occhio vigile, “stai attento che questi vogliono derubarti”.

Per chi viene da piccole realtà locali come la mia è tutto un mondo ignoto, che si fa fatica a trovare persino nei libri e nei film. Per chi vive in una grande città, come Roma appunto, rappresentano quel mondo su cui il nostro sguardo naturalmente non si posa. Non voglio fare l’ipocrita: non mi è mai passata per la testa l’idea di pensarli come “poveri cristi”. Semplicemente non voglio che la mia esistenza e di chi mi sta attorno sia così.

E penso: ok sono sfortunati e farò il possibile affinché nulla mi accada per fare quella fine. Ammesso poi che sia davvero sfortuna. A volte quella vita è frutto di una scelta. Alternativa a quei costumi che la società e la morale ci impongono. E per una volta voglio adeguarmi felicemente a quei canoni.

D’altronde poi lo stesso rendersi conto e riflettere sulla loro presenza “ingombrante” tra i nostri pensieri e “sovrappensieri” vuol dire considerarli diversi, cioè in quel modo che, forse, non meriterebbero, ma con cui saranno sempre visti. È quanto di più falso possa esserci pensare che dobbiamo essere noi comuni e fortunati mortali ad adeguarci a loro. Sono loro ad essere “altro” da noi.

Considerarli diversi è quanto di più sincero si possa dire di loro.

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