Racconti Metropolitani

RaccontiMetropolitani – Episodio Quattro: La sicurezza

Fonte: Luca Mattei

Fonte: Luca Mattei

Quando sei costretto a viaggiare spesso in metro, il tragitto diventa un’abitudine. Non c’è più la frenesia di arrivare alla meta desiderata. In questi casi i tuoi pensieri volano ovunque, tranne al luogo in cui devi arrivare. Inizi a soffermarti sull’impensabile.

 

Quell’improbabile abbigliamento dei turisti, al punto che capisci perfettamente come la moda italiana sia così apprezzata all’estero. Quei ripassi di fortuna che gli studenti preferiscono fare prima di essere interrogati, con la speranza che un’ultima lettura possa valere un voto in più. Quei geni dell’enigmistica che si applicano come fossero scienziati alla risoluzione di…cruciverba e sudoku.

 

Ma anche distrazioni inanimate. Come gli spot che mandano in onda gli schermi. Come gli episodi di Rubicchio. Sempre gli stessi ormai da anni. O come gli adesivi che a volte trovi attaccati sulle porte. O il nome delle fermate indicate sui led, a puntini rossi, che a volte segnalano mete raggiunte solo nel viaggio che il vagone ha compiuto prima che si salisse a bordo. Insomma segnalazioni che appartengono al passato, anziché essere utili per il futuro.

 

Tra le tante cose assurde su cui ci si possa soffermare, a me è capitato spesso di essere “attratto” da tutto ciò che riguarda la sicurezza della metropolitana. Sono anni che vivo a Roma, sono anni che uso questo mezzo di trasporto. E per quanto la mia memoria  possa ricordare, sono davvero pochissimi i casi di incidenti sotto il solito suolo romano. L’unico che mi rimase impresso è quello tragico del 17 ottobre 2006, quando in seguito ad uno scontro tra treni nella stazione Vittorio Emanuele (già, proprio la mia) morì Alessandra Lisi, una ragazza di appena 30 anni.

 

La paura può durare solo pochi giorni. Poi lascia facilmente posto alla routine. E quando sei in giro, a tutto pensi tranne che al peggio che possa capitarti.

 

La mia attenzione, dicevo, si è però a volte soffermata su due marchingegni presenti ai lati di ciascuna porta d’uscita. Nel primo caso si tratta di una leva che consente la fermata dell’intero treno. Da azionare ovviamente solo se si ha a che fare con serio pericolo. Ed è inutile dire che in caso contrario la legge prevede dure sanzioni. Ma in fondo non serve neanche tanto un atto legislativo. Dovrebbe essere la stessa logica e la maturità ad evitare un’azione per nulla divertente e che non farebbe altro che creare disagio e panico tra tutti gli utenti del mezzo.

 

L’altro marchingegno, invece (che è quello su cui voglio riflettere in questo post) è quello che vedete in foto. Immagine che ho scattato il 22 marzo 2012, più di un anno fa.

Dovrebbe funzionare così. Al verificarsi di un grave episodio interno ad un vagone, un utente dovrebbe tirare la leva e, attivando l’allarme, comunicare attraverso il microfono con il conducente, il quale prenderà poi rapidi provvedimenti per sbrigliare al meglio la situazione.

 

Questo in teoria. Perché in pratica, come potete vedere, la leva risulta già tirata. Il che può voler dire sostanzialmente due cose: il microfono non può essere attivato davvero; oppure è già attivo. In ogni caso, però, risulta essere abbastanza inutile.

 

Non fatevi ingannare: nonostante il tempo trascorso, questa foto ritrae esattamente ciò che potreste vedere oggi o domani nella metro. Sia in quella della linea A, sia in quella della linea B. Sia nei vagoni nuovi, sia in quelli vecchi.

 

Insomma, almeno a primo impatto, la sicurezza nelle nostre metropolitane non sembra essere proprio curata. Inutile creare vani allarmismi. Finché nessuno farà notare tali situazioni nelle stanze che contano, nessuno penserà che possa capitare qualcosa di indesiderato. Giustamente.

 

Tempo fa lessi un libro.

“La natura spinge gli uomini ad essere ottimisti, si disse. È fondamentale per la sopravvivenza della specie trascurare i pericoli potenziali, concentrandosi solo sui più probabili.

Non si può vivere nella paura.

Una visione positiva è quella che ci fa andare avanti nonostante le avversità e il dolore che costellano l’esistenza. Presenta un unico inconveniente, spesso ci nasconde il male”.

 

Non abbiate paura, allora, passeggeri. Prossima fermata? Qualunque desideriate. L’importante è che abbiate un ombrello.

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  1. Pingback: RaccontiMetropolitani – Episodio Cinque: L’acqua | Ho deciso di scrivere - maggio 22, 2013

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