Racconti Metropolitani

RaccontiMetropolitani – Episodio Cinque: L’acqua

Fonte: Luca Mattei

Fonte: Luca Mattei

Una giornata di pioggia non poteva che ispirare un racconto del genere. Scrivo, poi, alla prossima vigilia di uno sciopero, tanto per ricordarvi quanto sia ricorrente un appuntamento del genere nei trasporti romani.

 

Il rapporto tra la metropolitana e l’acqua, sotto forma di pioggia è talmente stretto che te ne rendi conto prima ancora di mettere piede sulle scale che portano ai piani inferiori della città. La prova, infatti, è l’immancabile presenza di venditori di ombrelli all’ingresso delle stazioni.

 

Non importa la nazionalità, la forma fisica, la dizione italiana, l’età. Di sicuro sono maschi. E di sicuro sono i più bravi esperti di meteorologia in Italia, altro che Giuliacci & Co. Perché altrimenti non si spiegherebbe che alle prima goccia umanamente percettibile loro sono già lì a vendere i propri prodotti.

 

Quei tipici ombrelli che, una volta acquistati, e se non li trovi già rotti, usi alla prima occasione, poi per la prossima sono già da buttare via. Ecco perché acquistarne uno, ogni volta, è l’ultima della azioni che vorresti fare nelle tua vita. Sai già che stai deliberatamente buttando dei soldi, il che ti rode come non mai.

 

Ombrelli di tutti i colori, o a tinta unita, che sia nera o di altre tonalità. Ovviamente è obbligatorio trattare sul prezzo, Partono con quello per turisti.  Alla prima tua offerta non mollano, così come alla seconda e alla terza, poi mentre stai per andartene cederanno di sicuro e otterrai ciò che vuoi ad una cifra che ritieni moralmente accettabile per le tue tasche e in fondo, se hai un cuore, anche per quelle del venditore.

 

Ad ogni modo rappresentano una categoria umana particolare. Gli unici che ti propongono di comprare un ombrello persino quando ne hai uno tra le mani. E se fai loro notare che ne sei già in possesso, loro sfacciatamente ti risponderanno: “Ma è rotto!”. A meno che non troviate, inoltre, quello che vi porta sfiga e che, altrettanto sfacciatamente, ma consapevole della verità delle proprie parole, vi dirà: “Tanto si romperà!”.

 

Comunque, proseguiamo il viaggio nel luogo che qui ci è più congeniale. Alcuni di voi saranno mentalmente già nei vagoni e invece no. Serve affrontare prima il tragitto che conduce alle porte scorrevoli. E in quel percorso potrete incontrare…l’acqua.

 

Potrebbe piovervi in testa. Oppure potreste essere costretti a fare improbabili slalom tra pozzanghere multiformi. Questo video l’ho girato più di un anno fa, il 13 aprile 2012. Ero nella stazione Vittorio Emanuele. L’acqua scendeva dall’alto perché nel frattempo fuori pioveva. Nel vostro caso, se avrete la fortuna di entrare in metro quando non scende più la pioggia, vi troverete comunque ad avere a che fare con dei mini laghi in cui mancano solo i pesci.

“Beh, ma è passato più di un anno, avranno risolto il problema”…

No. Sempre nello stesso punto. Anche ieri, oggi e domani. Acqua. Solo acqua. Neanche se fossimo a Venezia. E non è certo l’unica stazione in cui potrete imbattervi in un tale spettacolo. Considerando poi che a Roma, quando piove, nella maggior parte dei casi non si verifica un’innocente pioggerellina, ma veri e propri diluvi, potrete capire il motivo di ingressi esterni completamente sbarrati alla metro.

 

Bene, andiamo avanti. Giungiamo nel tubo e attendiamo quegli infiniti minuti fiduciosi che arrivi il vagone. Volgiamo lo sguardo ovunque per ingannare l’attesa. Ma poi la nostra attenzione viene distolta da una caratteristica tortura cinese. Il rumore incessante di gocce che cadono. Tic. Tic. Tic.

 

Tic.

Tic.

Tic.

 

“Ma quando arriva ‘sta metro?”. Tocca aspettare. E intanto le gocce cadono. Certo gli onorevoli addetti mica possono pensare a tutto loro? Il problema di quest’acqua non è certo di facile soluzione. Ed è lì, proprio in questo magico istante, che scatta l’inventiva per antonomasia dell’italianità pura.

 

L’arte di arrangiarsi.

Come nella foto (a Re di Roma).. Mettiamoci un secchio. Non può piovere per sempre.

 

Se poi in alcune stazioni della metro, come Termini o Manzoni, invece di sentire il ticchettio acquatico, ma naturali suoni prossimi più a delle cascate, non temete. Sono delle vere cascate. Ci sono propri dei fiumi di acqua che scendono quasi sulle rotaie. Una di quelle occasioni in cui casualmente vi viene da pensare alla sicurezza in metro.

 

Spero che all’arrivo del vostro viaggio metropolitano abbia smesso di piovere. Altrimenti non preoccupatevi, potrete sempre comprare un ombrello dagli appositi ambulanti.

 

Il nostro andirivieni, nel frattempo, prosegue. Prossima fermata? Statemi a sentire, toglietevi le cuffie.

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