Vita vissuta

Quel bambino sul muretto

Ci sono alcuni ricordi talmente vividi nei pensieri che sembra di riviverli nel presente in prima persona.

Non so come ci sono arrivato. Ma oggi io ero lì.

 

Ero affianco a quel bambino. Su quel muretto.

Io ero quel bambino.

 

Eravamo piccoli. La passione di sempre: giocare a calcio con gli amici.

Il cortile del palazzo. Porte inventate. Tanta fantasia.

Poi quei tiri a campanile. A volte per imprecisione. A volte per stizza.

Spesso senza alcun motivo.

Il pallone toccava il cielo con un dito.

Ed eri fortunato se tornava poi ai tuoi piedi.

E no, io non ero fortunato.

 

Il cuoio bianco e nero, o la plastica arancione, volava tra le nuvole.

Sorvolava quel maledetto muro. Altissimo. Invalicabile.

E puntualmente cadeva nel giardino del vicino. Quello antipatico. Spesso assente.

I compagni ti guardavano con l’espressione di sempre.

Tu ce l’hai mandato, tu vai a prenderlo.

 

Là scattava il viaggio. Lì iniziava l’avventura.

Avevi un obiettivo: recuperare il pallone.

E il divertimento e gli altri non potevano aspettare te.

 

Anima e coraggio. Salivi su quel muretto. Valicavi il confine.

Il gioco era di nuovo tra le tue mani.

E con un calcio lo lanciavi verso gli altri. Almeno loro potevano tornare a darsi da fare.

 

Tu no. Per te non era affatto finita. Tra mille difficoltà salivi di nuovo quel muro.

Ma ora la difficoltà era la discesa.

Era l’altezza.

L’ignoto in alto non fa paura quanto il vuoto in basso.

 

E stavi là. Seduto su quel muretto.

Fermo. A riflettere. Mi butto. Non mi butto.

E se cado? No, voglio tornare a giocare.

 

Io oggi ero là.

Ero affianco a quel bambino. Su quel muretto.

Io ero quel bambino.

 

E quel muretto è la vita.

Mi butto. Non mi butto.

Ci rifletti. Hai paura di cascare e farti male.

 

Ma quel bambino poi si buttava. Si faceva male. Forse no. Ma in ogni caso non importava.

 

E così nella vita. Non puoi restare sempre su quel muretto.

Devi andare avanti. Fare quello che vuoi e devi fare.

Il divertimento, la gioia, tutto ciò che vuoi, sono lì ad aspettarti.

E non importa se ti farai male.

Anche il dolore servirà a renderti forte. A tornare di nuovo su quel muretto e affrontarlo con maggiore determinazione.

 

Buttati.

Fallo ogni volta che nella tua vita ti sentirai come quel bambino su quel muretto.

Come me oggi.

Oggi ero là.

 

Ero affianco a quel bambino. Su quel muretto.

Io ero quel bambino.

 

Mi butto.

…Aspettatemi, arrivo…

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