Vita vissuta

Gente che vola

2013-08-19 13.41.42Io della Spagna potrei raccontarvi mille cose. Ma non lo farò, consapevole che non in tutti, se non in pochi strani esseri umani, ciò potrebbe suscitare piacere.
E tuttavia alcune tracce della memoria sento di lasciarle scritte.

Gente che vola.
Chi mi conosce bene sa che ho un debole tremendo per le persone interessanti! Un tratto somatico, un atteggiamento, un abbigliamento, una parola detta in un modo, un racconto di vita. Tutto può essere un pretesto per rapire la mia attenzione e farmi raggiungere persino sentimenti di idolatria.
Le persone che incontri nei viaggi spesso hanno quell’interesse, come lo intendo io.

Roma-Malaga: due file in aereo, io in quella sinistra costeggio il corridoio. Al mio fianco siedono Christina e Leonidas.
Lei è una malaguena (cittadina di Malaga), le chiedo info sui dolci presenti sul menu del volo e lei inizia a parlarmi di quando lavorava in un panificio-pasticceria in Argentina e del suo viaggio appena finito a Roma. E’ una tipa strana. Come quando si risveglia per sette-otto volte consecutive a causa di suoi problemi respiratori che la portano a russare in modo anomalo. Ogni volta, allora, il suo viso ha gli occhi della disperazione di chi crede di aver combinato una figuraccia tremenda. Io, invece, per non metterla in imbarazzo, fingo di non sentirla, con la scusa delle cuffie del lettore mp3. Ma si sentiva, eccome.
La sua posizione centrale le consente di parlare anche con Leonidas. Un ragazzo italiano, sui 34 anni, così chiamato per scelta di suo padre, di origine greca.
– Ecco, un personaggio così lo userei come protagonista di un racconto. E chissà che un giorno non decida di farlo sul serio. –
Non è da solo. Siede lontano dai suoi amici soltanto perché ha prenotato dopo di loro. Ricorda proprio me. Ma io ho avuto la fortuna di avere i miei compagni di viaggio accanto, nella fila di destra.
Tra i due vicini nasce un bel dialogo, spinto soprattutto dal desiderio maschile di avere info sulla città spagnola che lo attende all’atterraggio e chi meglio di un’autoctona può fornirle?
– Il viaggio finisce. E chissà se sia finita anche la storia tra Christina e Leonidas. Ho un’altra scusa per fantasticare altrove. –

Malaga-Roma: (check-in) “Preferisce il corridoio o il finestrino”.
“(che domande!) Finestrino!”.
Sempre nella fila di sinistra, alla mia destra siede stavolta una coppia. Irene e Carlo. Lui: scarpe nere, comode, da elegante passeggio; pantalone beige di lino e dello stesso materiale una camicia nera a maniche corte. Al polso un Tissot. Le mani presentano delle chiazze bianche, segno di un’ustione non da niente. Ma ciò che colpisce è il simpatico ricciolino di un bianco e nero maturo che ha in testa. Età stimata: 55-60. Lei invece è uno spettacolo: sui 40 anni, ricorda quasi i tratti di una giovane Cucinotta. Mediterranea negli occhi, nei capelli e nelle gambe. Abbronzate e depilate, tranne in un tratto nella parte alta del polpaccio. Forse un’amnesia o una ricrescita improvvisa. Ma al di là delle gambe è la rotula ad essere sexy. Il suo corpo poi è messo in risalto da un vestito blu stretto in vita da una soffice e stretta cintura in pelle marrone con cuciture bianche. Al polso sinistro ha un orologio non identificato che però per tutto il viaggio segna la stessa ora. 11:33, fermatasi 52 minuti prima.
Basta ascoltare alcune parole e notare l’interesse con cui leggono un paragrafo su una rivista dedicato a Palermo per comprendere la loro provenienza.
“In effetti della Spagna ci manca solo il Nord: siamo stati due volte a Barcellona, due a Madrid…”. Per tutto il viaggio sembrano due bambini. Lui non fa che giocare con l’iPhone ad un video-game spara-tutto. Lei alterna la lettura di un libro ambientato nell’antica Roma ad un gioco infantile sull’iPad ad abbracci teneri alla spalla del compagno (o marito, non saprei, non hanno fedi al dito).
Ad ogni modo non hanno bambini con sé. Eppure voci dell’infanzia le sento.

Di fronte a me, due file più avanti, si alza all’improvviso un bimbo di sei anni che con gli occhi chiusi per il sonno chiama il padre seduto dietro di lui. Per tutti è Chico. Alza le palpebre e mi illumina con un nocciola dell’iride che mi ricorda l’intensità della Spagna.

L’intensità di un viaggio personale, ormai terminato.

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