Vita vissuta

MANI!

E comunque penso con tenerezza a quando ho pianto e mi hai stretto le mani.

 

Nessuno potrebbe dimenticare parole del genere. Chiunque sia a pronunciarle, qualunque sia la relazione che intercorre tra le due persone, ovunque siano state sentite.

Ma non è la parola ad essere indimenticabile. È il gesto che esse descrivono.

Proprio quel momento lì.

Una mano ne stringe un’altra.

Dura pochi istanti ma racchiude in sé uno scambio di energia, di emozione, di vitalità e dinamicità, pari solo ai momenti in cui l’uomo inizia e termina la propria vita.

E’ quella scena che resta impressa negli occhi. Una mano incontra l’altra. E porta con sé tutta la corporeità e la spiritualità caratteristica di ogni individuo.

Due innamorati. Due amici. Due sconosciuti. Due anziani. Due parenti. Un genitore con il figlio. E perché no, un uomo e un animale.

Darsi la mano è la forma di comunicazione che più di tutte consente alla persona di mettersi nella condizione ideale per esprimere la propria essenza.

E quanti significati ci sono nelle nostre mani? Proviamo solo a fare una rapida ripassata delle espressioni della lingua italiana: dare una mano, darsi la mano, mano a mano, alla mano, a mano, a quattro mani, a mano libera, avere mano libera, a mano armata, le mani bucate, stare con le mani in mano, mettere una mano sul fuoco, mettere le mani davanti, farci la mano, leggere la mano, toccare con mano, lavarsene le mani, mettere una mano sulla coscienza, chiedere la mano. E potremmo continuare così per un bel po’.

300px-Creation_of_Adam_(Michelangelo)_DetailPensiamo anche solo di sfuggita quanto abbia una funzione fondamentale nella nostra religione o nel rapporto con il divino. Penso alla mano di Eva che coglie il frutto del peccato. Penso a Pilato che decise di lavarsi le mani di quanto accaduto al figlio di Dio in terra. Penso allo scambio che caratterizza ogni celebrazione: “Scambiatevi un segno di pace”, e quel segno è dato dal darsi la mano. Penso soprattutto alla celebre “Creazione di Adamo” di Michelangelo nella Cappella Sistina, a simboleggiare quanto una mano possa essere divina e potente e dare forma ad una nuova vita. Si consideri, inoltre, la Khamsa o Mano di Fatima, amuleto tipico della religione musulmana ed ebraica, simbolo della serietà e dell’autocontrollo, utilizzata anche per allontanare la negatività.

E la “mano di Dio” mi permette di sfociare in modo quasi blasfemo nel mondo dello sport e fare felici gli amanti del calcio che ricordano il modo in cui il grande Maradona segnò contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1986.

Pensiamo anche solo per un attimo a quanto sia importante la mano nell’arte. Cosa sarebbe “L’urlo” di Munch senza di loro? E senza scomodare i grandi artisti, scendiamo nel piccolo. Chi da bambino non ha mai provato a passare la matita attorno alla mano per poi vedersela disegnata sul foglio bianco? E consentiamoci anche una visione alternativa: non siamo sempre attratti da tutto ciò che è fatto a mano? Il potere dell’artigianato è innanzitutto psicologico. Ci permette di rendere unico il frutto della manualità, con le proprie caratteristiche, completamente all’opposto della produzione in massa che tende appunto ad omologare e a rendere tutto privo d’anima.

E invece no. La mano ci rende unici. Ognuno diverso dall’altro (come le impronte digitali). E cosi tutti umanamente simili.

La mano pervade la nostra esistenza. Penso alla mano e mi perdo nei meandri della conoscenza.

Quelle che Napoleone, Stalin e Washington nascondevano sotto la giacca.

Quella “invisibile” della teoria economica di Adam Smith.

Quelle che in Dragon Ball utilizzano per le onde energetiche.

Quella che impone lo stop nei cartelli stradali.

Quella Negra dell’ex gruppo di Manu Chao. O negra perché relativa all’anarchia spagnola o all’estorsione italo-americana.

Prendi questa mano, Zingara.

Quelle teatralmente cantate da Gaber, scritte con Luporini.

Quelle decantate da Herman Hesse nella poesia “Tienimi per mano al tramonto”.

Quelle raffigurate da Picasso in “Guernica”.

Mi perdo nei meandri della conoscenza. Poi rifletto. E in effetti è dandosi la mano che ci si presenta ad una nuova “conoscenza”.

Eppure se penso alle mani, la mia fantasia mi porta lì.

Quanta immaginazione può sprigionare una mano che sta per stringerne un’altra? Che storia si cela in quel contatto? Le mani consentono di viaggiare così con la fantasia. Permettono di sognare e lasciare spazio a qualsiasi interpretazione i nostri desideri vogliano seguire.

Per me regna il sentimento. Una mano incontra l’altra e trasmette come per magia un amore intenso e immenso. E mi piace immaginare queste mani e questo amore stupendo per tutta la vita. Quando quella mano incontrerà quella di un neonato. O quando tornerà a stringere la propria amata in età avanzata, quando le rughe e le ossa canute renderanno evidenti i segni del tempo. Un tempo senza fine perché segnato dall’amore. Un tempo senza fine perché rinchiuso in un attimo eterno.

Un attimo eterno. Un incontro eterno.

Una mano stringe l’altra. Ed è amore.

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