Racconti Metropolitani

RaccontiMetropolitani – Episodio sei: Il rumore

Uno dei rischi che si corre è quello dell’ “effetto-pesce”: le persone intorno a te ti parlano, ma tu non le senti e riesci solo a vedere la loro bocca che si apre e si chiude proprio come le creature marine.metro Certo, se ti togliessi le cuffie sarebbe meglio!

Ecco, le cuffie. Diletto e rischio allo stesso tempo. Non è solo una questione musicale. Quegli apparecchi ti consentono di riempirti la giornata con le note che più ami e più ti allietano il viaggio stancante, anche nel caso sia breve o brevissimo. Gli auricolari permettono davvero di isolarsi dal mondo. Riescono a creare una dimensione adatta alle tue esigenze. Ci sei solo tu e i tuoi pensieri. E tutto il resto del mondo che si muove e respira accanto a te è semplicemente un inutile orpello di cui potresti far benissimo a meno.

E tuttavia una tale situazione può essere persino pericolosa. La capacità dell’uomo di emettere suoni è funzionale anche alla possibilità di mettere in soccorso e avvertire del pericolo i suoi simili. Spesso accade, invece, che il nostro udito sia impegnato nei più svariati modi e così non ci è d’aiuto proprio nel momento del bisogno. Ovviamente sarebbe impossibile vivere se la nostra soglia di attenzione fosse sempre alta, per cui è istintivo occupare le orecchie e non pensare affatto ad un evento minimamente pericoloso.

Stare attenti e avere prontezza di riflessi può essere però utile per ricordarsi di dover scendere alla fermata giusta. A volte il nome della fermata è segnalata anche dalla voce computerizzata della metro. Una voce che, ricordo, nei nuovi vagoni della linea B, assunse anche toni suadenti! Spesso, però, il volume è stato eccessivo e se ti capita di sostare proprio sotto l’altoparlante sono cavoli amari.

Come? Cavoli amari. Come? Cavoli a-m-a-r-i. Non ho capito. Vabbè troppo tardi…! E così sono sempre più frequenti le occasioni in cui per ricordarsi della fermata è necessario fare affidamento alla vista, anche al solo led elettronico che ce la segnala coi puntini rossi in scorrimento.

Ma quando arriva il momento di prendere le cuffie? Il loro utilizzo nella maggior parte dei casi inizia molto prima dell’ingresso nei vagoni e termina molto dopo averli abbandonati. Il problema principale è quando il rumore esterno è persino maggiore del massimo volume del nostro lettore mp3. Come quando arriva la solita mendicante a cantare con una voce improbabile che copre una base Midi ancora più improbabile.

Dire che siano uno scempio al bel canto vuol dire essere gentili. In realtà…Non si possono proprio sentire! Anche perché il loro repertorio è composto di canzoni che non ascolteresti neanche sotto tortura, tipo i grandi successi di Laura Pausini (se vi piace alla follia Laura Pausini provo a comprendervi con tutto il cuore ma, perdonatemi, davvero non ci riesco). A dare fastidio non è sempre e soltanto la loro voce. Spesso si ha a che fare con fisarmoniche, trombe, violini, chitarre, nacchere e bacchette che picchiano i pali metallici centrali che perdono il loro scopo di far mantenere i viaggiatori e diventano il pezzo clou di improvvisati percussionisti.

Ma almeno fin qui si è parlato di musica. La noia sale sicuramente quando a disturbarvi è la voce stridula e petulante, nonché incomprensibile, di qualcuno che vi chiede una moneta mostrandovi una gamba o una mano amputata per farvi intenerire.

Infine, è chiaro che le cuffie si notano non solo per il nostro udito, ma anche per l’altrui vista. Perché gli auricolari sono costruiti per rendersi quanto meno visibili agli occhi. Ma ultimamente vanno di moda quelle cuffie enormi che fino a pochi anni fa solo i deejay erano soliti utilizzare. Ovviamente in una discoteca o in una radio, dietro la loro consolle. Di certo non in pubblico. Ok, perfetto, sono il top, il must have, per gli amanti della tecnologia, perché isolano completamente il rumore e danno spazio solo alla melodia. Ma, con tutta sincerità, sono un’offesa al comune senso estetico. E coloro che le indossano sembrano più alieni che amanti della musica.

Intanto, tra gente che fischia e altra che si fa talmente prendere dal ritmo da improvvisare scatenati balletti e movimenti impazziti di mani e piedi, siamo giunti alla meta. E fate in fretta a scendere: qua si sente un certo odore…

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Discussione

4 pensieri su “RaccontiMetropolitani – Episodio sei: Il rumore

  1. Bel post, mi piace! 🙂

    Pubblicato da Misterkappa | aprile 22, 2014, 5:41 pm
  2. E perché no!

    Pubblicato da lucamattei1 | aprile 22, 2014, 8:01 pm

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