Vita vissuta

È tutta una bufala!

Stadio di Malaga. Fonte: Luca Mattei

Stadio di Malaga. Fonte: Luca Mattei

Sarà che la leggerezza dell’animo quest’estate l’ho trovata ma lasciata a Malaga. Sarà che ancora oggi mi incanto a pensare Piazza di Spagna di Siviglia. Sarà pure che in certi giorni ti senti che stai invecchiando. Ma oggi ho deciso di scrivervi qualche riga. Una riflessione che mi accompagna da quando partecipai ad un evento, spagnolo per antonomasia: la corrida!

Ricordo benissimo. Lo stadio era gremito. E a mano a mano che si avvicinava l’inizio dello spettacolo si riempiva sempre di più. Ovunque ti girassi guardavi persone festeggiare, cantare, bere e mangiare. Il divertimento era negli occhi di tutti, quello che precede la grande festa.

La musica d’accompagnamento la sentiva dagli spalti. Era una vera e propria orchestra, che suonava canti locali. Indimenticabile quello dal titolo “Màlaga, Tierra ideal” (aprite il link e lasciate la melodia in sottofondo!). Sembrava una grande festa di paese, quelle a cui in Italia assisti in onore di qualche santo.

Fonte: Luca Mattei

Fonte: Luca Mattei

Ma qui invece i santi non sono legati alla religione. I veri idoli sono i protagonisti di una rappresentazione teatrale. E tuttavia non c’è alcuna finzione. I toreri sono sul campo e i tori lì ad aspettare la loro inesorabile fine.

Quando assisti alla corrida ti rendi conto però di quanto siano diverse le cose rispetto a quelle che immaginavi. Ognuno di noi ha in testa l’immagine di un uomo solitario contro la bestia inferocita. E invece no. Questa è una parte della verità. La realtà è in parte diversa.

Perché è vero che il colpo mortale lo infligge il torero più bravo e acclamato della squadra. Ma ciò che conta davvero è tutto il lavoro di gruppo che precede quel momento. Il toro va fatto stancare. Bisogna privarlo della sua forza dirompente. Renderlo quasi innocuo. Non del tutto, perché altrimenti piacerebbe vincere facile. E poi quel “cornuto”, anche quando lo vedete fiacco, cela un pericolo per la vita da non crederci.

Prima che la scena se la rubi il torero, sono i picadores le vere star. Sono vestiti in modo diverso, montano un cavallo e ognuno di loro infilza alcune lance lungo il corpo dell’animale. Si tratta di picche con un manico in legno abbastanza lungo. Tutto si risolve in diversi minuti, con un gioco di veli e di colori. Si attira a sé la vittima con un panno di colore rosa da un lato e giallo dall’altro, prima che arrivi quello classico e fatale rosso. Un lavorio certosino di gruppo, tutto organizzato, tutto sincronizzato, curato nei minimi dettagli. E nonostante ciò, anche esso può andare incontro ad imprevisti.

In seguito arrivano i banderilleros: fanno correre il toro per farlo stancare, avendo già delle ferite sanguinanti. Loro lo colpiscono con le banderillas, aste meno lunghe che non penetrano in profondità nel muscolo, e che portano con sé drappi colorati, rendendo la corsa della belva un gioco di sfumature.

Solo allora arriva il torero. Ma qui lo spettacolo lo conoscete tutti benissimo.

E’ da quando me ne uscii dallo stadio che pensavo alle scene appena viste. E di quanto queste fossero metafore di vita. Perché è vero che i nostri obiettivi siamo noi personalmente a raggiungerli. Siamo noi ad accettare la sfida. A studiare, osservare e toccare la meta. Siamo noi a metterci alla prova e uscire vincitori o sconfitti dalle incornate dell’esistenza.

Però è una vera bufala lo one-man show. Attorno a noi siamo circondati di persone che in un modo o nell’altro ci danno la forza di andare avanti e affrontare gli ostacoli della quotidianità. Non importa che siano persone positive o negative. Anzi, spesso ci troviamo ad avere a che fare con chi ci butta giù dimorale, ma all’opposto ha la funzione di renderci ancora più determinati nel raggiungere lo scopo. Perché allora non c’è solo la voglia di fare bene, ma anche quella di riscattarsi. Dimostrare agli altri che siamo in grado di farcela. E che non sempre siamo tori, ma grandi toreri.

Pensateci bene. Non c’è grande risultato che abbiamo raggiunto senza l’aiuto di chi condivide la vita con noi. Che siano i genitori, gli amici, i conoscenti o gli sconosciuti. Non siamo soli in questo mondo.

Attorno a noi c’è sempre una corrida.

Torero, torero…Olèè!

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