Vita vissuta

Drogarsi a Ostia

Era il giorno di Pasquetta. Una giornata insolitamente assolata considerando il tradizionale maltempo di quella festività.

Fonte: Luca Mattei

Fonte: Luca Mattei

Il lido di Ostia, la città del mare di cui Roma si è indebitamente appropriata, si era riempito di romani e di turisti, italiani e stranieri. Il municipio aveva pensato bene di tenere le principali strade chiuse al traffico. In questo modo bambini, genitori, semplici passanti, biciclette, pattini e monopattini avevano piena libertà di muoversi sull’asfalto stradale, creando un pacifico e colorato movimento. Quello che piace e si cerca proprio in una giornata di festa e relax.

Il lungomare Toscanelli aveva avuto modo di affollarsi per la prima volta in questa calda stagione, come poi avverrà molto più spesso con l’avanzare dell’estate, quando non solo l’aria ma anche l’acqua inizierà a farsi calda e ad accogliere orde di italiani come sempre innamorati del mare.

Cammini, cammini e non ti fermi mai perché è piacevole farlo, tra una chiacchiera e l’altra. E caso vuole che la tua mano vada a finire in tasca, dove trova una fastidiosa cartaccia che decidi di buttare civilmente nel primo cestino dell’immondizia. Succede così che il tuo occhio si soffermi su quella parte del cestino che hanno realizzato principalmente per spegnere e buttare le sigarette.

Ed è proprio lì che la tua attenzione viene rubata da un oggetto su cui inizi repentinamente a riflettere. Ti blocchi, inerme. Come se avessi visto un mostro. Qualcosa che ti terrorizza ma non ti fa urlare. E l’urlo te lo tieni dentro. E ti fa male.

Era una siringa. Visibilissima. Da chiunque. Come se fosse stata messa lì in bella mostra. Come se dovesse proprio essere vista. E chiunque avrebbe potuto facilmente prenderla tra le mani. Chiunque. Anche un bambino.

Chissà a chi è appartenuta. Chi l’ha utilizzata. Per quale motivo lo ha fatto. Quale droga si sarà iniettato. Se lo avrà fatto sotto lo sguardo dei passanti o con riservatezza. Chissà che fine avrà fatto ora. Se se la starà passando alla grande o se starà malissimo. Se avrà realizzato di aver fatto una stronzata, forse l’ennesima. O se forse lo avrà capito, ma tornerà presto a ripeterla.

Mi è capitato di leggere proprio in quei giorni il libro “Roma tagliata male”, un’opera collettiva  curata dalla casa editrice Terrelibere.org e dall’associazione antimafie DaSud. Tra quelle pagine ho potuto prendere conoscenza di un sistema legato allo spaccio e agli stupefacenti che regna sulla Capitale ormai da decenni. E così vieni a sapere dell’esistenza di Piazza Gasparri e di Amore tossico.

Fate questa prova: scrivete su Google “piazza gasparri ostia”. Il primo risultato che vi uscirà è un articolo de Il Giornale del 10 settembre 2009 dal titolo inequivocabile “Ostia Piazza Gasparri come Scampia: contro i carabinieri”. Ad una retata delle forze dell’ordine sono stati gli stessi abitanti del luogo a ribellarsi e a difendere alcuni giovani responsabili di uso e spaccio di droga.

Quando avrete tempo, poi, andate su YouTube e digitate “Amore tossico”. Avrete modo di vedere in versione integrale un film del 1983 del regista Claudio Caligari che racconta sotto una forma documentaristica la vita ad Ostia da parte di alcuni eroinomani alle prese con furti e rapine di ogni sorta, marchette e vere e proprie prostituzioni, tutto solo e soltanto per comprarsi una dose e farsi con “una spada”.

Quell’anno io non ero nemmeno nato. Eppure iniziavano a vedersi alcuni particolari che avrebbero segnato l’intero decennio, quindi parte della mia infanzia. Io ad esempio sono rimasto colpito dagli zoccoli! Ve la ricordate la moda degli zoccoli? Un rumore assordante e gli europei che sembravano improvvisamente “giapponesizzarsi”!

Forse colui che aveva buttato quella siringa nel cestino non conosce neanche Cesare, Enzo e Ciopper, i protagonisti del film. Ragazzi che allora recitarono una parte che in realtà avevano nella vita reale. Assuefatti dall’eroina nel set come nella vita di tutti i giorni. Costretti ad avere a che fare con la morte girata da un regista così come risulta “girata” dalla vita.

Fa ancora male pensare che a distanza di trenta anni la situazione sia rimasta la stessa per molti giovani. Quanto è facile drogarsi. Quanto è facile buttare la propria vita. Resta ancora facile provare un “amore tossico”.

Forse qualche drogato lo si avrebbe potuto incontrare persino tra le persone che affollavano il lungomare. Confuso nella folla. Senza che nessuno se ne accorgesse. O forse con la precisa volontà di non vederlo. Finché poi ci si trova davanti al fatto compiuto. Anzi, ormai passato.

Una siringa buttata in un cestino.

Una vita buttata in un cestino.

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