Mondo

E’ guerra a Gaza, non i Mondiali

Il turbinio di informazioni sui mass media e sui social network sta generando confusione. Molta confusione. Sembra che la guerra tra Israele e Palestina sia una partita non prevista dei Mondiali in Brasile.

Fonte: limpa-vias.blogspot.it

Fonte: limpa-vias.blogspot.it

Tra Facebook e Twitter cresce il numero di utenti che si improvvisano dalla sera alla mattina i Lucio Caracciolo del tweet e del post, indiscussi analisti delle dinamiche geo-politiche, profondi conoscitori della storia del Medio Oriente, e bellicosi affabulatori di religione, economia e strategia militare.

Non solo. Ci stiamo popolando di ferventi partigiani. Come subito dopo l’uscita dell’Italia dalla massima competizione calcistica, la domanda imperante sembra essere: “E adesso per chi tifiamo?”

Da quale parte ci posizioniamo? Per chi parteggiamo? Dove ci collochiamo? Nell’alternativa sinistra per Israele o in quella storica pro-palestinese? E lo stesso dicasi per chi si professa di destra, campo anche quello diviso sul tema.

Sembra che tutti dimentichino quanta differenza ci sia tra un rettangolo con geometriche strisce bianche, dove 22 uomini strapagati rincorrono un pallone, e migliaia di chilometri di terra contesa dove il verde si confonde col rosso sangue.

E’ di quanto più disumano possa esserci mettere la faccia sulla questione come se si fosse telespettatori muniti di pop-corn comodamente seduti sul divano di casa.

La guerra (perché di guerra presto saremo costretti per l’ennesima volta a parlare, se non ci saranno imminenti sviluppi) nella striscia di Gaza è argomento quanto mai ostico anche per i più esperti studiosi.

Situazione a cui persino le più capaci diplomazie succedutesi nei decenni non hanno saputo trovare soluzione. Ultima delle quali proprio quella di Papa Francesco, per quella che sembra essere la prima grande sconfitta politica dalla sua nomina. Il Pontefice ha provato a dare al mondo un’immagine di due popoli che trovano la pace nella preghiera, recitata in terra neutrale quale il Vaticano, dimentico poi dell’odio atavico che scorre tra gli abitanti di quei lembi lontani.

Intanto esplosioni e morti continuano a succedersi. E cresce il timore per cui tutto possa degenerare da un momento all’altro. In Occidente, in Italia, i bookmakers avranno già iniziato a mobilitarsi, come se fosse davvero un’avvincente partita di calcio. C’è da scommetterci.

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