Politica

Quale futuro per i Giovani Democratici?

Subito dopo aver letto questo articolo di Rudy Francesco Calvo su Europa, I FutureDem “contaminano” i Giovani democratici. Verso una sfida al congresso? ho sentito la necessità di fare due considerazioni del tutto personali:

Fonte: Luca Mattei

Fonte: Luca Mattei

1) Apprezzo davvero l’apertura del segretario GD nei confronti di posizioni che storicamente non hanno fatto parte del gruppo dirigente, pur essendo quelle posizioni lontane dalle mie. E tuttavia mi auguro che questa nuova composizione abbia fatto seguito ad una riflessione su quanto fatto finora dai Giovani Democratici. Che a mio dire è abbastanza poco. Caratterizzati per anni da un modo di fare politica che li ha impediti di rendersi protagonisti non solo nella società, e soprattutto tra i giovani, ma troppo spesso anche nel partito stesso. Qual è stato l’effettivo contributo della giovanile nel partito, sia nella segreteria Bersani, sia in quella di Renzi? Sono oggi i GD un soggetto politico riconoscibile agli italiani, ai giovani italiani? Ecco, io ho serie difficoltà a trovare risposte a queste domande, pur avendo seguìto per anni solo dall’esterno i GD, visti sempre in modo familiare da chi come me veniva dalla Sinistra Giovanile e aveva contribuito a fondarli.

2) E in conseguenza a quanto detto finora: ma siamo davvero sicuri che per eleggere il nuovo segretario il ritorno alle primarie sia la strada giusta da seguire? Possiamo mai aprirci in modo così diretto ad una società che ha difficoltà persino a riconoscerci? Perché mai, mi chiedo, con l’innocenza di chi davvero non ha risposte certe, i cittadini, i giovani dovrebbero venire a votare per decidere un organo interno ad una giovanile il cui nome, la cui storia, la cui attività politica è nota solo a pochi? Mi sembra che qui si stia ripetendo lo stesso errore, sì lo considero un errore, fatto dal Pd: un’apertura verso l’esterno volta solo a mascherare l’impossibilità di raggiungere gli equilibri all’interno. E poi, ancora una volta: ma perché dare la possibilità a qualcuno che casomai non è neanche elettore del Pd la possibilità di decidere le sorti di un’organizzazione interna? Non si tratta di parlamentari o comunque di cariche elettive che devono avere una funzione di rappresentanza del cittadino e per le quali le primarie sono sacrosante, soprattutto in un periodo storico in cui sono solo davvero le stanze chiuse dei partiti a decidere gli eletti, senza che questi abbiano una legittimazione dal territorio. Stiamo parlando invece di un dirigente, di un vertice di un’organizzazione che a mio avviso deve essere deciso dagli iscritti. Rischiamo così di svuotare di significato l’iscrizione ad un partito, come se non avessimo già enormi difficoltà a convincere i giovani ad essere parte attiva di un grande progetto e di una grande famiglia politica addirittura con una tessera in tasca. Una tessera che per me resta, non un oggetto di mercato, ma un “semplice” segno identificativo e identitario.

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