Politica

Sì alla Cgil. Sì alla Leopolda. Ma con spirito critico

Vi dirò la verità: se ne avessi avuto la possibilità io sarei andato sia al corteo della Cgil a Roma, sia alla Leopolda di Renzi a Firenze. E in entrambi i casi lo avrei fatto con il solito spirito critico che mi caratterizza.

 

Corteo Cgil Roma 25 ottobre. Fonte: Francesco Carrubba

Corteo Cgil Roma 25 ottobre. Fonte: Francesco Carrubba

Avrei sfilato per le strade della Capitale per protestare contro i provvedimenti del Governo, i quali ancora una volta fanno credere agli italiani che basta ritoccare il diritto del lavoro per rilanciare l’occupazione. E  che per lo stesso scopo è necessario abolire del tutto l’articolo 18. Ah, già, per chi se lo fosse dimenticato, quella è una battaglia che abbiamo già perso quando a Palazzo Chigi c’era Monti. Quel professore della Bocconi che lo stesso Bersani ha voluto che ci guidasse per un pezzo della nostra storia. L’azione dell’attuale premier è incoerente persino negli stessi provvedimenti che adotta: tra i tanti quello del contratto unico a tutele crescenti. Unico. E invece continuano a coesistere tutte le altre forme contrattuali che hanno aumentato il precariato finora. Questo è solo un esempio, se ne potrebbero fare altri, di cosa non va nel jobs act. Ammesso che di “piano lavoro”, per gli amici italianisti, si possa parlare, dal momento che di proposte definitive non se n’è vista neanche l’ombra.

 

Sarei stato alla manifestazione del sindacato, criticando però le stesse organizzazioni del lavoro. La nota Confederazione che al suo interno ha più iscritti pensionati che occupati. Ma non era appunto una Confederazione dei lavoratori? Dalle parti di Corso d’Italia devono averlo dimenticato. Non si può appoggiare completamente una corporazione che ha del tutto abbandonato generazioni di giovani in balia di una politica cieca e inconcludente, una politica che ha permesso una svolta sociale e culturale epocale: una flessibilità mascherata che si è presto rivelata per quel che davvero era, cioè un precariato invadente. Precariato ovunque, nel lavoro come nell’esistenza.

E allora noi che siamo parte di questa sfera politico-sindacale, facciamo una riflessione interna: proviamo a vedere dove abbiamo sbagliato finora, a capire se potevamo davvero fare di più per un’intera classe lavoratrice che non crede più nell’importanza di essere tutelata da un sindacato, che non pensa neanche minimamente di farne parte. E solo dopo un’attenta analisi sul nostro operato potremo alzare la voce con i nostri governanti, coloro che a nostro avviso non stanno facendo altro che peggiorare una situazione già tremenda di per sé. In perfetta continuità con il passato, altro che rottamazione.

 

Leopolda 2014 Firenze. Fonte: Alessia Fortino

Leopolda 2014 Firenze. Fonte: Alessia Fortino

Se ne avessi avuta la possibilità io sarei andato anche in quella vecchia stazione ferroviaria fiorentina. Lo avrei fatto perché, in un periodo in cui siamo sempre di più a lamentarci del fatto che i cittadini, e in particolare i militanti del Pd, non hanno possibilità di contare e rendersi protagonisti nell’azione politica, è da apprezzare che ci sia qualcuno che metta in piedi un laboratorio di idee da proporre alla classe dirigente. La Leopolda non è solo una vetrina per i renziani ormai noti. Mantiene il suo spirito originario, quello che era anche di Civati per intenderci, dove ognuno può portare il proprio apporto nella formulazione di proposte politiche. Magari ce ne fossero di più di spazi così all’interno del Pd. E questo magari lo rivolgo innanzitutto a Renzi stesso, che ricorda davvero pochissime volte di essere alla guida di quello che potrebbe essere il più grande pensatoio dei nostri giorni.

 

Questi i motivi per cui non apprezzo appieno la Leopolda. Condivido, infatti, chi ha sostenuto che è il Pd ad essere una corrente della Leopolda, non il contrario. È necessario ribaltare al più presto l’ordine di priorità. E probabilmente lo stesso Renzi avrebbe potuto benissimo evitare di andarci, lasciando che ad organizzarla fossero stati quelli della sua ristretta cerchia. In fondo a cosa serve una tale esposizione quando si ha il totale controllo sia del partito sia del Parlamento sia dell’esecutivo? O forse l’ex sindaco si fa prendere da una bramosia di potere che si auto-alimenta ogni volta? Probabile. Molto probabile, conoscendolo. Il mio segretario deve ancora comprendere bene che la sua casa deve essere il più piccolo circolo democratico, non l’ampio spazio vuoto fiorentino.

 

Ps: mi auguro che Civati sfrutti al massimo questa occasione per farsi dare qualche riga in più sui giornali. È scandaloso come si faccia superare nella rappresentazione mediatica non solo da Cuperlo, ma da Fassina addirittura. Se vuole davvero porsi a capo di un’alternativa di sinistra farebbe bene a capire che è necessario uscire dal suo blog. I contenuti per essere sostenuto li ha eccome, basta saperli fare arrivare al più ampio numero di persone. E andare anche in questo caso in controtendenza rispetto a Renzi, proprio lui che troppo spesso ha poche e confuse visioni politiche, ma sa “venderle” benissimo.

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