Politica

“Non dobbiamo avere paura del rinnovamento”

A me sinceramente viene da sorridere quando nei circoli del Partito Democratico sento tuonare:

Non dobbiamo avere paura del rinnovamento!

CHANGE-MANOCioè, voglio dire: se io avessi avuto paura del rinnovamento non starei di certo nel PD, un partito di sinistra, riformista, progressista.

Se io avessi avuto timore di cambiare lo stato in cui si trova la realtà, se avessi avuto uno spirito conservatore, non sarei stato di Sinistra.

 

E attenzione, però. Non è che il cambiamento è sempre sinonimo di miglioramento. La lezione de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”

è nota a tutti. Possiamo anche cambiare il mondo intero, ma ciò che conta non è l’azione in sé, è la direzione verso cui si vuole andare.

 

Spesso rifletto sullo slogan che Matteo Renzi ha utilizzato per vincere la corsa alle primarie: “Cambia verso“. E mi ritornano in mente quello noiosissime lezioni di geometria al liceo sui vettori! Ricordate? I vettori sono elementi dello spazio vettoriale che si caratterizzano per il modulo (la lunghezza), la direzione e il verso (tutto più comprensibile se pensate ad una freccia ->).

Se lo spazio vettoriale rappresenta la società e il vettore la politica, vi rendete conto che il paragone può essere intuitivo. Un cambiamento del vettore influenza lo spazio vettoriale (spesso è il contrario nelle dinamiche della nostra classe politica italiana).

Il nostro premier ha dato e continua a dare importanza al cambiamento del verso. La questione determinante, invece, è secondo me, il cambio della direzione. Non il cambiamento in sé, ma dove si vuole arrivare con esso. Alcuni sostengono che Renzi stia proseguendo la strada della Sinistra, rinnovandola. Altri credono che invece la sua attività abbia una tendenza neo-liberista, quindi verso Destra. Io credo che solo la storia, tra diversi anni, potrà darci conferma di ciò che sta accadendo, se dovremo farne le spese o esserne entusiasti.

Sono convinto, però, di quanto a volte il cambiamento sia da evitare se riguarda quei valori che contribuiscono a determinare la propria identità. Se si mettono in discussione quelli è necessario iniziare a chiedersi chi siamo e cosa ci differenzia davvero dagli altri partiti.

Uno dei valori per me imprescindibili, quello della solidarietà sociale, implica un impegno per la rimozione di tutte le barriere che ostacolano la piena realizzazione della persona umana. Alcune di queste barriere sono sicuramente economiche. Ciò è evidente nella relazione tra lavoratore e datore di lavoro. Qui il potere contrattuale è ovviamente sbilanciato verso l’imprenditore. Mettere in dubbio quei diritti che la classe lavoratrice ha conquistato nel tempo, nel tentativo non ancora raggiunto di mettersi alla pari con chi ha la possibilità di crea posti di lavoro, crea diverse difficoltà politiche e identitarie.

La prova con cui la politica del Pd di oggi deve confrontarsi è capire dove finisce un diritto e dove inizia un privilegio. Sono questi i veri nemici di una società più giusta. E questo a maggior ragione in una società globalizzata. La possibilità di investire in Paesi dove i diritti dei lavoratori non hanno raggiunto la maturazione italiana non deve trasformarsi in un ritorno al passato nello Stivale. Essere competitivi globalmente non può voler dire giocare al ribasso con i nostri diritti. Non si può essere disposti a vendere conquiste difficilmente raggiunte. Sarebbe un’offesa alla dignità umana.

E allora diciamocela per come stanno davvero le cose: siamo tutti d’accordo su quanto la politica italiana debba cambiare. Ma ciò che Renzi continua a non far capire, con la sua comunicazione di slogan e annunci, è verso quale direzione intende avviare questo cambiamento. A quale modello di società ambiamo? Cambiare, rinnovare non è sempre sinonimo di miglioramento. Il progresso, invece, implica in sé uno sviluppo positivo delle condizioni umane. E progressista è lo spirito con cui dobbiamo riconoscerci tutti sotto il tetto del Partito Democratico.

Io non ho alcuna paura del rinnovamento. E’ l’inconsistenza di certa politica a incutermi timore.

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