Gossip

Ma io che cazzo di faccio a questa festa? – Parte seconda. Un altro punto di vista.

E’ da quando ho varcato questa casa che me lo chiedo. Conosco tutti, qui dentro, ma è come se non conoscessi davvero nessuno. Può la moglie di un ricco editore non aver visto almeno una volta tutto l’entourage che ruota attorno al festeggiato, l’ultimo scrittore alla moda le cui fortune sono dipese solo ed esclusivamente dall’intuito dell’editore stesso?

Donna_che_fumaChe strano ambiente questo. Sembra che tutti facciano parte della stessa famiglia, che abbiano tutti un presente e un futuro comune, nelle mani dello stesso destino. E invece sono le persone più egoiste e ipocrite con cui si possa avere a che fare. Tutti grandi adulatori di quest’uomo sulla settantina, li vedi estasiati dalle sue parole come fosse un messia inviato sulla Terra per illuminare l’umanità.

Quest’uomo è mio marito.

Quando ci siamo sposati era tutta un’altra storia. Avevo finalmente trovato in lui un uomo affascinante e rassicurante. Un passato in politica, relazioni personali che neanche un p.r. Poi il boom nel business editoriale. Mi piaceva il suo spirito sbarazzino che lo portava a fare cose stranamente interessanti e fuori dalla norma. Non era solo il suo volto vissuto, il suo corpo, la sua prestanza fisica ad avermi attratto. A stregarmi completamente, a rapirmi dolcemente, era stata la sua cultura poliedrica mostrata senza alcuna presunzione, senza pavoneggiarsi, il suo piglio deciso di fronte alle vicende impreviste della vita e soprattutto la sua capacità di provare empatia con chi gli si trovava di fronte. Non è mai stato del tutto chiaro, è una di quelle sensazioni positive per le quali non ti poni tante domande. Sai che stai bene e temi che interrogarsi troppo sui reali motivi possa far svenire tutti quei benefici effetti. Lui era così, punto. Riusciva a darti quella comprensione e quell’ascolto interessato che davvero in pochi sono in grado di donare al prossimo. Era in grado di farti sentire al centro dell’universo. E tu non potevi che donarti in tutto a lui. Fin dalle prime serate fuori insieme sapevo di potergli confidare tutto ciò che avevo di intimo, perché sapevo che quelle parole sarebbero rimaste nostre e di nessun altro, perché sapevo che i suoi consigli, le sue proposte, le sue smancerie erano tutte dettate da un profondo affetto nei miei confronti. Un affetto che presto divenne amore.

Un amore che poi col tempo era cambiato radicalmente. Talmente preso dai suoi affari, ormai non aveva più tempo per me e per gli altri che gli volevano bene. Sono convinta che lui ne soffrisse, eppure restava intrappolato nei suoi impegni. Per me era diventata una situazione insostenibile. Sentivo di dover dare una scossa alla nostra storia. Ma non ho mai capito perché, la mia risposta ai nostri problemi era il tradimento.

Andare con qualcun altro. A volte senza neanche conoscere chi fosse. Gente conosciuta il giorno prima ad una festa. Gente vista nuda durante quella stessa festa.

Fare sesso con persone sconosciute mi faceva sentire libera. Sentivo il mio corpo apprezzato senza alcun giudizio morale. Sentivo la mia femminilità. Avevo voglia di provare piacere. Solo e soltanto piacere. Molti dei fortunati avranno pensato che io sia una troia. Se lo facesse un uomo sarebbe un qualsiasi don Giovanni, un modello da seguire, un “beato lui”. E io invece, volevo soltanto la loro virilità, il loro sesso, senza alcuna remora per il mio essere donna come questa società maschilista la intende, pura e casta. Non avevo alcun rimorso per mio marito. Cercavo piacere negli altri e diventavo felice. E la mia felicità ha tenuto finora e tiene ancora in piedi il nostro rapporto, solido e insospettabile dallo sguardo altrui.

Stasera soffro di una noia mortale. Mi ha costretto a venire a questo party. A sentire le solite stesse parole sul mondo della finanza espresse da questi signorotti in giacca e cravatta. O sull’alta moda se i discorsi erano quelli delle signorine che li accompagnavano. Sempre le solite parole, per me vuote di senso.

Ore 22. Sento improvvisamente un mix di puzza e odore. La puzza del sigaro. L’odore della vaniglia. Mi guardo in giro e vedo un tipo strano. Prima reazione: “Chi è questo sfigato?” Lo guardo meglio. Un fazzoletto verde all’occhiello della giacca che non vedevo dal vestito di mio nonno nella bara. Una cravatta orribile, grigia, con una riga nera al centro. Ci rifletto, lo osservo meglio. E sì, mi piace. Mi piace. Nonostante l’abbigliamento, ha un volto carino. E un bel fisico, con le spalle larghe come piacciono a me. Senza pensarci neanche un attimo mi allontano da mio marito. Guardo fissa negli occhi quel ragazzo e catturo la sua attenzione. Mi avvio al tavolo dei cocktail, di sicuro mi seguirà.

Verso del Martini bianco nel mio bicchiere, con un solo cubetto di ghiaccio, e sento dietro di me una voce flebile e quasi rotta dall’imbarazzo.

“Bella la festa non trova?”. Ok, hai vinto il premio per il peggior approccio mai sentito. Ma ti voglio. Voglio te. E qualcosa che hai in mezzo alle gambe. Mi avvicino al suo orecchio. “Seguimi in bagno”.

Me ne vado verso la toilette. Se non è un idiota, se non è gay, pochi secondi e sarà qui da me. Lo aspetto dietro la porta. Una lieve apertura, lo riconosco. “Vieni qui da me e stai zitto”, penso tra me e me, mentre gli tiro la cravatta. Mormora qualcosa ma neanche sto a sentirlo, neanche gli faccio finire di parlare. Mi fiondo sulla sua bocca. Voglio la tua lingua. Voglio la tua voglia nella bocca. Voglio sentirti mentre lentamente qualcosa si gonfia nei pantaloni. Voglio la mia voglia di te nella mia bocca. Abbasso la zip e vado ai piani inferiori.

Come una sigaretta. Boccata dopo boccata. Raggiungere il piacere della nicotina senza dover cacciare alcuna nuvola di fumo. Senza avere cenere tra le mani. Vene ingrossate e sangue pulsante. Ardore, sudore, ormoni. Papille gustative in estasi. Qualcosa sta succedendo anche nelle mie mutande. Provo piacere. Solo piacere. E sono felice. Sono felice così. Non mi importa di nulla e di nessuno. Pochi minuti e tutto finisce. Un po’ di carta igienica e fuggo via dal bagno, senza dire alcunché.

Torno da mio marito. Col sorriso stampato sul volto. Lui mi vuole così, davanti agli altri. Mi vuole felice. E io lo sono. Ma quanto avrei voluto che mi vedesse insieme a quel tipo in bagno. Quanto vorrei che si rendesse conto con i suoi occhi come la realtà è diversa da quella che crede. Come vorrei che capisse che la mia felicità non è lui a generarla. E invece no, lui pensa ad ascoltare quei signorotti che gli stanno attorno. E io fingo, fingo di sorridere con tutti. Sono la donna felice dell’uomo felice che tanto state adulando felicemente.

Ma è tutta una farsa questa storia.

E io continuo a chiedermi: “Ma che cazzo ci faccio a questa festa?”

 

Ma io che cazzo di faccio a questa festa? – Primo episodio

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