Vita vissuta

Lo stagista dell’amore

E’ da un po di tempo che mi gira per la testa l’idea di accostare la precarietà delle relazioni personali con quella del mondo lavorativo, in cui buona parte di noi siamo ormai direttamente o indirettamente immersi.caos

E mi viene da parafrasare quella canzone di Franco Battiato: “La stagione dell’amore viene e va“. Ecco quella dinamicità, quell’andirivieni senza senso e senza prevedibilità non riguarda più un periodo dell’esistenza ma caratterizza proprio il nostro essere, fin dal momento in cui questo nostro cervello diventa capace di farsi discorsi, anche contorti, su stessi e il nostro rapporto con gli altri.

Non è la stagione, quindi, ma lo stagista dell’amore. Perché la nostra è una generazione che vive nella più totale incertezza, si sono rotte tutte le sicurezze che hanno avuto i nostri predecessori. Oggi una laurea, un lavoro, una storia d’amore, un matrimonio, un figlio, nulla di tutto ciò è in grado di darci certezze. E’ tutto così aleatorio.

Anni di studio non garantiscono un lavoro fisso, né un lavoro è in grado di assicurarti le sicurezze che casomai una banca cerca per un mutuo. E questa precarietà ce la portiamo anche nei sentimenti. Si sono sfibrati i nostri legami con gli altri. Nulla è più inscindibile.

Ma che ne sarà di noi? Non importa se si è single, se si stia frequentando qualcuno e o si abbia già da tempo un partner. Quella domanda pende sempre lì, e non se ne va, puoi provare a dimenticarla, ma non illudiamoci, quanto tempo ci vorrà per il suo ritorno? E intanto proviamo a non pensarci, sappiamo che farlo troppo a lungo ci porterebbe ad un’inquietudine dolorosa da cui sarebbe difficile uscire, meglio quindi evitarla direttamente. Ma questo atteggiamento nei confronti del mondo ci porta ad assumere comportamenti verso gli altri che sembrano così poveri, quasi insignificanti. Non la si vive appieno una persona, non la si vuole per davvero e tutto diventa così di passaggio.

E allora si privilegiano le relazioni che durano poco, quella da una notte e via, o che dureranno un mese o poco più, che partono già con la consapevolezza di durare poco. Perché non ci sentiamo con il peso di un impegno, siamo alla costante ricerca di una leggerezza d’animo capace di regalarci una felicità provvisoria, si è convinti che non esista un domani migliore e allora meglio godersi il presente e mandare a fanculo tutte le incertezze.

Io non so dirvi cosa sia più giusto e benefico per l’uomo, se la pesantezza o quella leggerezza, che sarà pur sempre “insostenibile“, come diceva Milan Kundera.

Però mi sembra che le relazioni diventino stage! Periodi di prova in cui entri in una realtà che per un motivo o per l’altro ti attrae e ti soddisfa. E non è detto che sia un’esperienza sempre piacevole. Può darsi che rappresenti il sogno della tua vita ma poi ti si presenta una realtà completamente diversa da quella che avevi immaginato. Oppure è davvero il sogno giusto ma ti rendi conto di non esserne all’altezza e dovrai essere costretto a ridimensionare le tue prospettive.

In ogni caso è un’esperienza. Cioè finisce. Potrebbe finire per sempre. O potrebbe portarti a firmare un contratto che ti legherà ad essa più o meno per sempre.

Ma come lo si vive questo stage dell’amore? Ci si butta con tutto se stessi perché è quello che ci sentiamo di fare? Perché pensiamo che sia davvero la nostra occasione giusta? Perché pensiamo che il nostro impegno ci porterà ad essere premiati? O non conviene impegnarsi più di tanto perché pensiamo che tanto alla fine tutto finirà?

E se finirà, come affronteremo il prossimo stage? Con le stesse paure, le stesse illusioni, le stesse speranze? Forse finirà, tutte le nostre migliori speranze andranno a puttane e al prossimo stage avremo paura di dire “Ti amo”, avremo il timore di innamorarci perché sentiremo quell’amore come pericoloso, come una fiamma con cui è piacevole giocare ma che può bruciarci. Forse invece riusciremo ad affrontare le prossime storie senza avere rimorsi, saremo in grado di fare tabula rasa del passato, senza convincerci che ogni nuovo inizio debba iniziare obbligatoriamente dal recente passato, come se la vita non fosse un’onda geometrica ma un cerchio aperto e chiuso, ogni volta diverso l’uno dall’altro.

Non so rispondere neanche a questa domanda. Questa vita precaria non mi assicura risposte. Forse un giorno le avrò, le avremo, casomai anche quando saranno proprio le domande ad esserci più chiare.

So solo una cosa.

Lo stagista dell’amore viene e va.

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